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Yahoo! era Google da prima che Google fosse Google. E ora è di Verizon.

Gabriella Infante
V

Verizon, dopo aver acquisito AOL (di cui fanno parte Huffington Post e TechCrunch), mette a segno un altro colpo che le consentirà di aumentare gli introiti derivanti dalla pubblicità online.

Rientrano nell’accordo le principali attività di Yahoo!, ovvero il motore di ricerca, email, siti come Yahoo! Finance, Yahoo! Sports e Yahoo! News e Tumblr (che Yahoo! acquisì per 1,1 miliardi dollari, nel 2013, già sotto la guida di Marissa Mayer). Restano esclusi dall’accordo i 3000 brevetti di proprietà di Yahoo! che saranno messi separatamente all’asta e le azioni di Alibaba, il sito di e-commerce cinese che da sole valgono circa 41 miliardi di dollari. Le azioni rimarranno di proprietà degli Azionisti di Yahoo!. Non è chiaro che fine faccia Flickr, acquisita da Yahoo! nel lontano 2005.

La storia di Yahoo! è di quelle che fanno venire la nostalgia dei vecchi tempi.

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Fondata nel 1994 da Jerry Yang & David Filo nella loro stanza del dormitorio a Stanford, fu soprannominata dai due “Jerry and David’s Guide to the World Wide Web”, con quella “innocenza” che caratterizzava un mercato in cui contavano, più di tutto, scoperte e invenzioni. Grazie al motore di ricerca, ai servizi di informazione, ed al servizio di posta elettronica, al mitico Geocities (pagato cash da Yahoo! più di 3 miliardi di dollari, in piena bolla dot-com), video, radio, etc. è sempre stata una delle più grandi ed eccitanti Internet Company. Nel 2000 era valutata 125 miliardi di dollari.

“It was Google before Google was Google”.

Negli ultimi anni, tuttavia, ha vissuto un triste e tumultuoso declino che l’ha allontanata dai suoi principali e più giovani concorrenti come Google e Facebook, nonostante gli oltre 200 milioni di visitatori mensili attuali.

Col tempo, al pari di AOL, Yahoo! non ha saputo riprendersi dal crollo delle dot-com ed ha lasciato il passo a Google ed al suo più sofisticato algoritmo di ricerca da una parte, e a Facebook ed alle sue logiche di navigazione online basate su feed personalizzati sui gusti degli utenti, che sostituiscono i monolitici portali verticali, dall’altra. La pressoché totale assenza nella era delle applicazioni mobile, ha segnato il crollo decisivo.

La stessa vicenda Overture ha segnato un momento fatidico della storia della compagnia. Nel 2003, Yahoo! acquisì per 1,63 miliardi di dollari la società che deteneva i diritti intellettuali del paradigma pay-per-click e dei sistemi di offerta che garantiscono il posizionamento nei risultati di ricerca, lo stesso utilizzato – in modo illegittimo – da Google per Adwords. La disputa legale che si aprì tra Google e Yahoo! si concluse dopo due anni con un’imbarazzante accordo per Yahoo! che accettò come risarcimento un pacchetto di azioni Google del valore di 2,7 milioni di dollari. Sappiamo tutti come è andata a finire in materia di dominio nell’advertising online.

Eppure Yahoo! ha provato a risollevarsi negli ultimi anni con operazioni di rilancio che a nulla sono servite.

Nel 2012, Marissa Mayer viene nominata amministratore delegato della società. Dopo essere stata il primo ingegnere donna assunta da Google e una dei primi 20 impiegati della compagnia, l’arrivo della Mayer fu salutato con enorme entusiasmo: donna, Ceo di una delle più importanti internet company mondiali, futura mamma.

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Ma le cose non sono andate come si sperava: dal 2012 ad inizio 2015 Yahoo ha licenziato quasi 3000 dipendenti (pari al 20% della forza lavoro). Nell’aprile 2015 Yahoo ha dichiarato un crollo degli utili di oltre il 90%, ridotti a 21 milioni di dollari rispetto ai 310 milioni del 2014.

La Mayer, dopo l’evidente insuccesso, con molta probabilità si appresta a fare le valigie. Si mormora che intascherà una buonuscita di 57 milioni di dollari.

Con l’acquisizione di Verizon, Yahoo! sarà guidata da un altro ex Google: Tim Armstrong.

Armstrong è stato il CEO di AOL e si pensa sarà lui a guidare il nuovo potente gruppo a cui si aggiunge Yahoo!.
Resta da vedere se Armstrong finirà per unirsi alla schiera di dirigenti che hanno fallito nel rilancio o riuscirà a riaccendere la magia di Yahoo!.

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