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Breve storia triste del Fertility Day

Gabriella Infante
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Tutto comincia quando il Ministero della Salute, guidato da Beatrice Lorenzin, lancia una campagna di promozione per la giornata della Fertilità che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e “fissare” la data del 22 settembre come giorno indicato per le attività di promozione e informazione.

La campagna fa schifo, non c’è dubbio. Saltano fuori sui canali social ufficiali una serie di immagini scadenti sotto tutti i punti di vista: concept, messaggio, art direction. Una catastrofe.

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Nel giro di qualche ora, piovono tweet e status update di ogni genere e dei più disparati. C’è chi fa giustamente notare che promuovere la fertilità avrebbe più senso se lo Stato si impegnasse maggiormente sul welfare a favore delle famiglie.

Il resto è “vandalismo giustificato”: da chi punta l’attenzione sul curriculum della Ministra, a chi si scaglia contro l’agenzia che ha realizzato la campagna, si apre la solita e francamente prevedibile gogna mediatica.

Il giorno dopo, la Ministra risponde piccata che “se la campagna non è piaciuta, allora ne faremo un’altra”.

Era una minaccia, evidentemente. Perché la seconda campagna è uscita e se nella prima gli stereotipi della “fertilità femminile con scadenza”, il “fare figli è un dovere verso la patria”, la “fertilità è un bene comune”, etc. etc. erano di una banalità assurda, nella nuova campagna gli stereotipi sono davvero insopportabili.

Ecco il capolavoro che avrebbe dovuto mettere una pezza

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Belli, solari e caucasici vs fumatori, drogati e multietnici. Qui si sfiora il razzismo. E la parola “compagni” (sì, tra virgolette) non merita nemmeno un commento.

Quali sarebbero le buone abitudini? Forse andare al mare? Farsi selfie all’aperto? Sorridere guardando in camera? Lo sappiamo tutti che il Ministero si è abbandonato allo stereotipo della vita “tutta salute” all’area aperta, condotta da persone dall’aspetto “inquadrato”, il ritratto del bravo cittadino. Non risulta chiaro se i compagni da abbandonare invece sono la droga, le riunioni in spazi chiusi o gli amici di etnie diverse.

Ma quello che mi lascia davvero allibita è il modo in cui un Ministero riesce a trattare un tema legato alla salute, che ha incidenze sul tasso di natalità di un paese vecchio, con tanta superficialità: immagini senza senso, paragoni offensivi, approssimazioni da bar. Non sarebbe il caso di rivedere l’istituzionalità della comunicazione del Ministero della Salute?

 

Ah, domani è il #fertilityday!

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