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La Cina sta cambiando internet con Wechat

Gabriella Infante
I

Il New York Times ha diffuso questo video molto interessante sull’ascesa di Wechat in Cina e su come quest’esperienza possa essere un modello anche per le imprese occidentali.

Da occidentali, per noi internet è internet ma per i cinesi è più una sorta di intranet, perché la rete cinese è isolata dal resto del mondo da un complicato sistema di blocchi e filtri che chiamiamo “il grande firewall“. Attraverso il firewall, i grandi siti occidentali, vengono bloccati: in Cina non ci sono Google, Facebook, Twitter, Youtube e nel tempo questo vuoto è stato colmato da vere e proprie “imitazioni cinesi“. Al posto di Google c’è Baidu, al posto di Youtube c’è Youku, Twitter è Weibo e la lista continua.

Ora però i rapporti di forza sembrano destinati a cambiare: l’Occidente guarda alle innovative app cinesi ed in particolare a Wechat.

760 milioni di cinesi usano Wechat

Nata inizialmente come un’app di social sharing, Wechat si è trasformata in una super-applicazione è una sorta di all-in-one che consente all’utente di svolgere praticamente qualsiasi funzione, dalla prenotazione di una visita medica, alla prenotazione di un taxi, dal pagamento del caffè al bar alla condivisione di contenuti. Interessante a questo proposito, l’esperienza di Dune Lawrence su Bloomberg.

Sembra fantastico per l’utente che, grazie ad una sola applicazione, può organizzare le sue attività e la sua socialità. Allo stesso tempo, però c’è un evidente problema legato al controllo ed alla privacy. Wechat sa praticamente tutto dei suoi utenti: dove vanno, con chi parlano, cosa comprano, quanto spendono, etc. e, come tutte le altre aziende cinesi, è costretta a condividere i dati con il governo che ha alle spalle una lunga lista di precedenti in tema di violazione dei diritti umani.

Perché piace agli occidentali

Secondo Il NYT, il modello Wechat affascina le imprese occidentali perché per le imprese è un modello potentissimo di informazione e profilazione degli utenti; per gli inserzionisti pubblicitari è come avere i dati aggregati di Google, Facebook, Amazon e PayPal tutti in un’app; per le persone è una tecnologia conveniente e rivoluzionaria.

Ovvio che si apra un dibattito su quanto sia opportuno che una singola azienda possieda così tanti dati sui propri utenti.

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