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Con Facebook le attività degli amici diventano pubblicità.

Gabriella Infante
F

Facebook da qualche giorno ha lanciato un nuovo formato di annuncio pubblicitario che trasforma le azioni dei nostri amici in contenuti promozionali. Si chiamano Sponsored Stories e si apprestano ad occupare la classica colonna destra della pagina Facebook ma con caratteristiche tutte loro: il contenuto non è più il messaggio impostato dall’azienda promotrice (che perde il controllo totale del messaggio), ma le notizie che vengono dal NewsFeed dei nostri amici. A disposizione dei Brand la possibilità di promuovere i “like”, i check-in, le azioni all’interno di applicazioni personalizzare ed in post nella Bacheca. Nessuna novità sul sistema d’acquisto delle Sponsored Stories: si parla di slot basati su impression e/o click. Le prime indiscrezioni sono state riportate – manco a dirlo – da Mashable.

Ecco un esempio di “creazione” automatica di una Sponsored Stories e come si passa dall’azione dell’utente (post in bacheca) all’annuncio pubblicitario:

Inizialmente, Facebook ha avuto come partner per il lancio brand come Coca-Cola, Levi’s, Anheuser Busch e Playfish e pare che la partnership si stia allargando ad una sfilza di associazioni no-profit come Girl Up!, Malaria No More, Amnesty International, Donne per le Donne, Autism Speaks, (RED), Alzheimer’s Association e l’UNICEF.

Cambia dunque, o quantomeno si allargano, le possibilità che Facebook offre ai suoi inserzionisti: con le Sponsored Stories si passa dalla pubblicità mirata che siamo abituati a vedere all’interno delle pagine, ad un nuovo modo di fare pubblicità che sembra davvero capace di fornire un plus reale. I vantaggi sono evidenti:

Si potrebbe obiettare che Facebook non inventa niente di nuovo e che anche Twitter con i Promoted Tweets si è data da fare affinché gli annunci pubblicitari potessero inserirsi senza sconvolgimenti all’interno del normale Feed delle persone che seguiamo.
Ma c’è una differenza sostanziale.
Con le Sponsored Stories sono gli utenti di Facebook a creare i contenuti dell’inserzione e non l’inserzionista, realizzando una sorta di “empowering” dei giudizi e delle azioni degli utenti, protagonisti al pari del Brand dell’annuncio e testimonial dotati di un alto livello di credibilità.

Resta da capire come possano gli utenti reagire ad una situazione del genere: capito il trucco, potrebbe spazientirli il fatto che una loro azione possa diventare il contenuto di un annuncio pubblicitario? E come la mettiamo con il fatto che nella compravendita di annunci e relativi spazi, i “testimonial” degli annunci non vedranno mai il becco di un quattrino?

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