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Gary McKinnon, l’hacker che violò la NASA in cerca di prove sugli UFO

Gabriella Infante

Gary McKinnon è un sysadmin temporaneamente disoccupato nel 2000 quando Donna Hare, una grafica che aveva lavorato alla NASA per i programmi delle missioni lunari, racconta di aver visto una foto che ritraeva la luna con UFO sopra. Le fu chiesto di far sparire quell’oggetto dalla foto, prima che questa venisse rilasciata al pubblico.

Questa faccenda spinse McKinnon a voler sapere di più, e ad introdursi in maniera illecita negli archivi NASA e di altre agenzie di sicurezza e militari. Nel corso dei 13 mesi tra il febbraio del 2001 e il marzo 2002, usando lo pseudonimo “Solo”, dalla casa londinese della zia della sua girlfriend, Gary violò 97 reti militari americane, lasciando qualche volta un messaggio per gli admin: “Your security is crap”.

I guai con la legge

Nel novembre 2002, McKinnon fu incriminato da un Gran Giurì federale nel distretto orientale della Virginia. L’atto d’accusa conteneva sette capi per criminalità informatica e danni intenzionali, ognuno dei quali portava una potenziale condanna a dieci anni. 70 anni in tutto da scontare in un carcere di massima sicurezza, Guantanamo probabilmente.

Secondo l’accusa, Gary avrebbe realizzato “the biggest military computer hack of all time” attraverso una complicata manovra di hacking. Gary invece sostiene che tutto è stato molto più semplice: le sue ripetute violazioni avvenivano tramite una connessione remota come amministratore di sistema perché i sistemi che violava non erano protetti da password o firewall.

Dopo il fermo in Gran Bretagna e la confisca del suo hd, a McKinnon fu data la condizionale con obbligo di firma per 4 anni. Per la Gran Bretagna il procedimento era finito ma nel 2005, gli Stati Uniti avviarono le procedure per l’estradizione.

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Gary McKinnon davanti alla Royal Courts of Justice.

Dopo essersi appellato senza successo alla Camera di Lord inglesi, alla Corte dei Diritti Umani e alla High Court inglese, il Segretario di Stato Theresa May, annunciò nel 2012, che la richiesta di estradizione era stata respinta. Alla base di questo rifiuto all’estradizione – dichiarò la May – c’era la tutela dei diritti umani di McKinnon ed il timore per la sua incolumità (si temeva che Gary, affetto dalla sindrome di Asperger, potesse togliersi la vita).

Cosa scoprì Gary McKinnon

Gary McKinnon era sempre stato affascinato dalle storie e le testimonianze su avvistamenti UFO, ma quello che cercava davvero violando le strutture militari americane, erano informazioni su sistemi di free energy come l’antigravità. Gary era convinto che gli americani nascondessero informazioni e scoperte in grado di cambiare il mondo ed era intenzionato, una volta trovate, a diffondere quelle informazioni per il bene dell’umanità.

Le scoperte che fece riguardo agli UFO furono quasi accidentali. Per più di un anno, tutte le notti, Gary si collegava alle strutture della NASA, dell’esercito e della marina semplicemente perché non protetti. La mancanza di un adeguato sistema di protezione dei dati ha dell’incredibile: durante la connessione Gary poteva verificare altre connessioni contemporanee e tramite una ricerca per IP, trovava collegati altri utenti dalla Turchia, dall’Olanda, Germania, etc. Potevano essere governi stranieri, Al Qaeda, o altri semplici “curiosi” come lui.

Collegandosi al sito del Johnson Space Center di Huston (quello in cui , tra le altre cose, vengono formati gli astronauti), Gary McKinnon fece la sua scoperta più interessante. Due cartelle di foto scattate dallo spazio: la prima conteneva immagini di città ed oggetti artificiali sulla Luna e su Marte, e di oggetti volanti non identificati in orbita intorno alla Terra; la seconda, le stesse immagini ripulite dagli oggetti misteriosi per essere presentate al pubblico (come sosteneva la Hare).

Il mission control center del Johnson Space Center di Huston.

Il mission control center del Johnson Space Center di Huston.

Tra le foto prive di manipolazione, Gary McKinnon afferma di aver visto un velivolo simile ad un satellite, costruito secondo parametri mai visti prima: niente rivetti o giunture, ma un blocco di materiale omogeneo. Aveva la forma di un sigaro con cupole su tutti i lati ed alle estremità. Gary McKinnon ha sempre affermato che a causa della connessione a 56K, non riuscì a scaricare la foto e non ha prove di quanto visto.

Le parole di Gary McKinnon suonano fantascientifiche se vogliamo credere si riferisca a prove aliene. Risultano più credibili se pensiamo siano riferite ad eventi ed oggetti semplicemente non terrestri.

Un’altra scoperta riguarda il ritrovamento di un file del Pentagono contenete una lista di nomi di ufficiali dello US Space Command ed i loro trasferimenti da una nave all’altra. L’ipotesi è che si trattasse di navi non terrestri, ovvero dislocate al di fuori del nostro pianeta. Tra le navi indicate, Gary McKinnon ricorda di aver incontrato due nomi in particolare: la USSS Le May e la USSS Hillenkoetter. USSS sta per Unites States Space Ships, mentre i nomi Le May e Hillenkoetter mostrano un collegamento singolare.

Hillenkoetter era stato il primo direttore della CIA e membro del Comitato nazionale per le indagini sui fenomeni aerei. Nel 1960 scrive una lettera al Congresso in cui affermava che “gli alti funzionari dell’Aeronautica militare sono seriamente preoccupati per gli UFO”. Fu la sua ultima dichiarazione pubblica sull’argomento.

Il generale Le May è considerato il responsabile di un insabbiamento per conto di Washington sull’atterraggio di alcune astronavi in territorio USA. Ad accusarlo fu un generale dell’Aviazione che sosteneva l’esistenza di una stanza segreta – blue room – che conteneva veicoli extraterrestri e si trovava nei pressi di una base aerea in Ohio.

I due nomi delle “navi” risultano credibili e rendono più fondate le “prove” di McKinnon quando afferma che il governo USA abbia sviluppato tecnologie spaziali molto più avanzate di quanto faccia credere all’opinione pubblica, relegando la questione UFO ad una mera sciocchezza, buona solo per Hollywood.

L’errore fatale

Una sera come le altre Gary McKinnon, inaspettatamente, si imbattè in un ingegnere di rete collegato dall’altra parte.  Quello vide muoversi il mouse sullo schermo, aprì WordPad e scrisse: “Chi sei?”. Preso alla sprovvista, Gary si finse un dipendente della Nipponet Security (un protocollo non classificato e una rete di router) e giustificò la sua presenza dicendo di dover fare un controllo in seguito a connessioni non autorizzate da quella macchina. L’ingegnere gli mostrò il risultato di una scansione antivirus, dimostrandogli che la macchina era pulita.

Quest’episodio fu fatale per Gary McKinnon che fu rintracciato dopo la strana conversazione. Probabilmente si era collegato a quella macchina in orario di lavoro per gli USA. Oppure solo per sfortuna era incappato in qualcuno che era rimasto a lavoro fino a tardi.

Leggete un’interessante e lunga intervista a Gary qui.

Le iniziative a favore di Gary

Giornali, cantanti, persino un agente della NASA in pensione si sono schierati al fianco di Gary McKinnon, per scongiurare la sua estradizione. Nel 2009 David Gilmour dei Pink Floyd ha pubblicato online un singolo intitolato “Chicago – Change the World“, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione dell’hacker scozzese e raccogliere fondi per la ricerca sulla sindrome di Asperger. La madre di Gary, Janis Sharp, ha sempre combattuto al fianco del figlio ed ha ricostruito la vicenda giudiziaria in un libro – Saving Gary McKinnon: A Mother’s Story. Infine, vi segnalo il sito freegary.org.uk.

Com’è andata a finire

Gary McKinnon non è stato estradato e continua a vivere in Gran Bretagna. Nel 2014 ha aperto la sua compagnia, Small Seo che offre consulenza a partire da 420 £/mese. Tra le sue competenze figurano “oltre 20 anni di esperienza in servizi IT”.

  • Marco Marcellino

    uno svitato come tanti… tutte le volte spero che ci sia qualcosa di vagamente credibile ma poi leggo la storiella del 56k che non riesce a scaricare la jpeg e mi cadono le braccia…

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