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La vita segreta degli studenti che minano Bitcoin

Luca Murante

Mark era al secondo anno al MIT di Cambridge quando ha cominciato a minare criptovalute, il che è successo più o meno per caso.

Nel novembre 2016 è capitato su NiceHash, che è un marketplace (uno dei più famosi) per chiunque abbia un computer (o più di uno, o migliaia) e voglia vendere un po’ di potenza di calcolo per scavare moneta virtuale. Sì, perché la potenza di calcolo non è mai abbastanza per minare Bitcoin e simili. Il suo computer, con una buona scheda video, era abbastanza potente per poterci ricavare qualcosa. Pensando di poter fare un po’ di soldi, il nostro Mark (sì, è un nome di fantasia) ha installato immediatamente il software: il suo PC ha cominciato a snocciolare calcoli in cambio di qualche infinitesima frazione di Bitcoin alla volta. Passano due settimane e si è già  guadagnato i soldi spesi per comprare la scheda video, circa 120 euro, più altri 200 per comprarne una ancora più potente.

Dopo qualche ragionamento, ha deciso di passare all’alternativa più popolare a Bitcoin, Ethereum. Come abbiamo già capito, tutto ruota intorno alla capacità di calcolo e allora è il caso di affiancare al suo altri computer. Un professore, ignaro, è stato ben contento di regalarglieli “tanto finiranno nella spazzatura”. Dotati di una nuova scheda video, sarebbero andati più che bene. Altro che spazzatura.

Così, ogni volta che sul conto arrivavano soldi, Mark ha comprato nuove schede. Con il resto, ci ha comprato Bitcoin, naturalmente. A marzo 2017 c’erano sette computer che minavano a pieno regine, 24 ore al giorno nella sua stanza, al dormitorio. Per settembre i suoi guadagni erano vicini ad 1 Bitcoin, circa 4500 euro (al tempo). Adesso, quattro mesi dopo di salite e discese vertiginose, Mark possiede circa l’equivalente di 20.000 euro in criptovalute.

(Quartz)

Proprio come Mark, gli studenti di tutto il mondo stanno cominciando a minare criptovalute dalle proprie stanze. Perché c’è qualcosa da guadagnare in termini economici, ma anche per il desiderio di capire come funziona a livello globale la tecnologia della blockchain, o semplicemente per sfida. Minare bitcoin significa sostanzialmente prestare un servizio all’intera catena della moneta e venire ricompensati con una frazione della moneta stessa per la partecipazione, ma ciò comporta possedere una grande capacità di calcolo. In sostanza, anche di molta corrente elettrica, che diventa il costo maggiore. Ma nel caso di Mark le bollette le paga il MIT, ed ecco perché i dormitori diventano un posto ideale.

Sembrerà strano, ma se escludiamo le gigantesche mining farm in Cina, gli studenti giocano un ruolo importante nella rivoluzione tecnologica delle criptovalute una volta fuori dal college. Si inizia perché è divertente, perché si impara qualcosa e perché sostanzialmente costa poco, e diventa addirittura profittevole.

Secondo i calcoli di Mark, al MIT almeno il 10% degli studenti è coinvolto nel mining di Ethereum. La maggior parte, diversamente da lui, usa un singolo computer con più di una scheda video. Sì, OK. Ma come si sfugge al controllo del MIT? Qualcuno le leggerà pure ste bollette della luce. 

Il trucco, naturalmente, sta nel conoscere il limite di consumo dell’intero piano dei dormitori e tenersi appena sotto per non finire sotto osservazione dal dipartimento che si occupa delle facilities dell’istituto. I singoli studenti non vengono osservati, ma lo è l’intero dormitorio. “Sarebbe comunque strano essere sotto inchiesta per della corrente elettrica, sapendo che studiare qui costa circa 60.000 euro all’anno.” afferma James Spann, uno studente del RIT (Rochester Institute of Technology).

Quello che i miners del dormitorio non pagano in energia elettrica, lo pagano in comodità. Anche con i riscaldamenti spenti, nel mezzo dell’inverno a Boston, la stanza di Mark è molto, molto calda. Sostanzialmente, i suoi computer sono delle stufe da 2000 watt sempre accese. “Se lasci una barretta di cioccolato sulla scrivania, la trovi sciolta, ma non è il peggio della vita”. Così, a un certo punto, ha spostato due computer nella stanza della sua ragazza, tre piani più sotto, perché d’estate era impossibile dormire per il caldo.

Il caldo non è l’unico problema, però. Dato il calore, ci sono ventole che girano al massimo praticamente dappertutto facendo baccano e sputando fuori, naturalmente, altra aria calda.

(Quartz) Il non molto pratico sistema di Abouzeid

Nicholas Abouzeid ha iniziato con il suo MacBook Pro tenendo la finestra aperta per tenerlo fresco, al Babson College di Wellesley (sempre in Massachussetts).”D’inverno eravamo vicini allo zero, tremavo a letto, ma il computer era contento”. Poi è passato ad un sistema più efficiente, circondando praticamente il computer di ventole.

Si vince e si perde velocemente

Nel veloce e non regolato mondo delle criptovalute, la fortuna guadagnata in un giorno può essere una grossa perdita quello successivo, non solo per la volatilità. La suscettibilità e la mancanza di regolamentazione fanno il resto. Un esempio su tutti è la scelta della Cina (il più grande paese miner del mondo) di mettere freno al mining. A proposito di NiceHash, la piattaforma usata all’inizio da Mark, lo scorso 6 dicembre è stata bucata e sono stati rubati 4.736 BTC, circa 60 milioni di dollari al cambio. Mark ha perso soltanto 300 dollari di Bitcoin non riscossi. Rahul, un suo amico laureato a Stanford aveva investito nel 2013 quasi 2000 euro in ASIC, che sostanzialmente sono macchine per minare bitcoin pronte all’uso, guadagnandoci immediatamente 5 volte tanto. Presi questi 10.000 euro li ha reinvestiti immediatamente, sempre in Bitcoin, piazzandoli sulla più famosa piattaforma del tempo, Mt. Gox.

Nel febbraio 2014, la piattaforma giapponese fu hackata e furono rubati 740.000 bitcoin. “Oggi varrebbero più di 150 mila dollari”.

Sulla curva

Anche se il mining nei dormitori universitari può sembrare triviale, sta creando una nuova generazione di esperti di criptovalute. Abouzeid della Babson, per esempio, da un po’ di tempo è passato ad una valuta chiamata dogecoin (basata sul meme del cane Doge) creata da un gruppo su Reddit. Tutti gli utenti sono riusciti a metter insieme 30.000 dollari (cioè 26,5 milioni di doge) per finanziare la partecipazione della nazionale di Bob giamaicana alle Olimpiadi invernali di Sochi. Due mesi dopo, hanno usato altri 55.000 dollari per sponsorizzare un pilota del campionato Nascar. Rinvigorito, Abouzeid ha costruito in casa il primo vero computer per il mining bitcoin. Poi, però, è arrivata la bolletta della corrente, e sua madre ha cessato le operazioni.

Il più grande investimento, come dicevamo, è sicuramente sul know-how. Akash Nath, laureato alla Boston University, ha creato una piattaforma per lo scambio di derivati basati su bitcoin, proprio dopo aver minato nella sua stanza come tutti gli altri. La startup è stata venduta per una cifra non nota, ma sicuramente a sei zeri.

Per quanti articoli possiamo leggere o scrivere, nessuno può ancora definire con precisione come le criptovalute cambieranno il modo di scambiarci denaro, ma potremmo essere tutti d’accordo se affermassimo che accenderà una rivoluzione. E non è soltanto per il fatto che nel 2017 il bitcoin è salito del 1000% (mille), non è soltanto un fattore economico. È che il mondo si sta accorgendo del cambiamento, come ha affermato l’Estonia, che introdurrà una sua criptovaluta per la sua nazione digitale e-Estonia.

Dormitorio o no, non è divertente essere della partita?

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