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Il Pirate Party prova a vincere le prossime elezioni in Islanda

Gabriella Infante
M
3'
28 ottobre 2016 28/10/2016

Mentre noi italiani ci apprestiamo a vivere il prossimo weekend all’insegna dei soliti consigli su come affrontare il ritorno all’ora solare e delle solite domande su come trascorreremo Halloween, gli islandesi parteciperanno alle elezioni politiche più controverse degli ultimi decenni.

Il Partito Pirata del paese, fondato meno di quattro anni fa da un gruppo di attivisti, anarchici e hacker, è pronto a sconvolgere la politica del Paese con una vittoria. Secondo un recente sondaggio pubblicato dal quotidiano Morgunbladid, più del 22% degli islandesi sono pronti a votare il Piratar (così si chiama). Un risultato del genere metterebbe il partito solo leggermente avanti al suo rivale più vicino, la parte indipendente, che attualmente governa in una coalizione con il Partito Progressista.

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Una vittoria del radicale Partito Pirata sarebbe sorprendente, ma il giovane partito si dice pronto a prendere le redini del Paese. I suoi organizzatori hanno già creato un progetto di crowdsourcing per scrivere una nuova costituzione nazionale, che comprende disposizioni per nazionalizzare nuovamente le industrie di risorse naturali del paese e per creare nuove regole per la governance civica.

I punti cardine del programma politico del Pirate Party sono sempre stati le libertà digitali e i diritti civili ma rispetto alla prima esperienza datata 2008, ora i Pirati mostrano una maggiore attenzione per l’economia reale che si trasforma nella depenalizzazione delle droghe, l’aumento delle tasse per i più ricchi, una riforma radicale del copyright, la difesa della neutralità della rete e della privacy dei cittadini.

Birgitta Jonsdottir, leader del Pirate Party islandese

Birgitta Jonsdottir, leader del Pirate Party islandese

Il Partito Pirata è guidato da Birgitta Jonsdottir, 48 anni, che si descrive come una “poetician” (a poet involved in politics). Prima di essere la co-fondatrice del partito, ha lavorato come legale per Wikileaks. Jonsdottir ha dichiarato all’inizio di quest’anno che avrebbe fatto il Primo Ministro solo se “nessun altro può farlo o vuole farlo. I pirati non formeranno un governo di coalizione con uno dei due partiti che attualmente formano il governo, ma cercheranno un’alleanza con una serie di partiti minori, come i Verdi e l’alleanza socialdemocratica”.

La missione del Partito pirata è di essere il Robin Hood del potere per restituirlo alla gente. È una promessa attraente in un paese in cui la crisi finanziaria del 2008 ha innescato un’ondata di risentimento verso l’establishment. Le cose hanno cominciato a girare a favore del Piratar quando all’inizio di quest’anno lo scandalo del Panama Papers ha rivelato che l’allora primo ministro islandese, Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, e la moglie avevano una società off-shore segreta. Pochi mesi dopo, i sondaggi attestavano il Partito Pirata al 43%.

Uno scatto delle proteste dello scorso Aprile contro il Primo MInistro

Uno scatto delle proteste dello scorso Aprile contro il Primo Ministro

Anche se il Pirate Party è stato fondato 10 anni fa in Svezia, l’Islanda è l’unico posto al mondo in cui il partito ha un posto nel governo.

 

Aggiornamento: il Pirate Party islandese si è fermato al 14,5% delle preferenze ed ha ottenuto 10 seggi in Parlamento su 63.  

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