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Questa startup vuole darci la possibilità di vivere per sempre

Gabriella Infante

Quando ti capita di pensare alle frontiere più lontane che la scienza è in grado di vedere oppure ai “problemi” più pesanti della vita che la tecnologia, anche con tutta la sua potenza non sarà mai in grado di risolvere, è facile che il tuo pensiero si riferisca alla morte.

Un pensiero realistico si ferma alla rassegnazione, un pensiero futurista tenta di andare oltre. Come quello di Josh Bacanegra, 25enne co-founder di Humai Technology. Questa startup vuole sostanzialmente impiantare un cervello umano in un sistema robotico e trasformare la personalità in un’app.

Vi dò un attimo per riprendervi.

be-right-back

Ash è morto.

Se avete visto Black Mirror, il progetto vi sembrerà familiare. Un episodio (Be right backTorna da me, nella versione italiana), tra i più belli, affronta proprio il tema della morte e della “resurrezione artificiale”. La protagonista decide di riportare in vita il proprio compagno. In un primo momento, lo fa attraverso un’app che, apprendendo dai profili social del defunto, ne imita gli stili di conversazione ed il carattere, permettendo un’interazione abbastanza soddisfacente con il caro estinto. Poi si decide di passare al livello superiore quando quella personalità-app viene installata all’interno di un corpo, un robot che ha l’aspetto e la personalità del morto, con tutto lo sconvolgimento e i limiti che potete immaginare.

Il progetto di Humai è molto, molto simile a quello che gli sceneggiatori di Black Mirror avevano immaginato.

"Artificial intelligence is the new God" – @Joshbocanegra | https://t.co/a67jWDMXem pic.twitter.com/X2b5YgIbT9

— Humai (@HumaiTech) April 27, 2016

Il processo che la startup ha in mente, passa per 3 fasi fondamentali: il congelamento criogenico del cervello umano, lo sviluppo di un corpo bionico ed infine la “installazione” delle informazioni ottenute dal cervello, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
Il progetto ha scelto come primo passo quello di concentrarsi su un’app di messaggistica che, simulando le risposte possibili di una persona morta, possa concederci il lusso di avere una sorta di interazione con il morto, proprio come abbiamo visto in Black Mirror. Ma l’obiettivo di lungo periodo della società non è quello di simulare quest’interazione fittizia ma consentirci di vivere per sempre, renderci immortali per gli altri perché il nostro cervello e la nostra personalità saranno scaricati in chip e fatti vivere in corpi robotici.

Per approfondire, vi consiglio di leggere un’intervista del founder di Humai a Business Insider e quest’articolo di The Transhumanist.

https://t.co/a67jWDvlPM pic.twitter.com/axzhuwN7bo

— Humai (@HumaiTech) February 1, 2016

Tecnologie e aspirazioni futuriste e transumaniste nascono per sfidare i limiti dati dalla corporeità e affondano le loro motivazioni profonde nella difficoltà degli essere umani a relazionarsi con la morte. All’orizzonte ipotetico, ci sarebbe la possibilità che un giorno gli esseri umani possano considerare la morte come una scelta.

È l’etica del transumanesimo, condivisibile o meno.

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