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[Recensione] Personal Branding.

Letizia Cavallaro
U

Un libro di “iniziazione”, da consigliare soprattutto a chi nei confronti di tutto ciò che ha che fare con il Web 2.0 (o peggio ancora della Rete!), ostenta un anacronostico snobbismo intellettuale.

Parliamo di “Personal Branding”, di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti (ed. Hoepli) con prefazioni di Luca De Biase e Robin Good. 159 pagine di scorrevole lettura, destinate, come gli autori stessi dichiarano all’inizio del volume, non propriamente “ai  geek, agli smanettoni, agli esperti di Web 2.0 o ai professionisti dei Social Media (per quanto anche loro potrebbero scoprire qualcosa di nuovo), ma a chi ne sa poco e sente l’esigenza di capire meglio e mettere in pratica le potenzialità della Rete”.

La prima parte del libro contiene i concetti base e le linee guida da seguire per comunicare in maniera efficace sia dentro che fuori dalla Rete, il proprio brand: che si tratti di un’azienda, di un professionista o semplicemente di una persona con una grande passione in uno specifico campo.

Nella seconda, invece, vengono illustrate le strategie per mettere in pratica questi principi, con una panoramica – veloce ma completa – sui Social Media, due capitoli che affrontano (forse un po’ troppo en passant) i temi del Business Networking e dell’importanza dei motori di ricerca e una serie di interessanti casi pratici, come la storia di Julia Allison la blogger americana con la passione del gossip entrata a far parte a pieno titolo nello star system statunitense grazie alla sua ‘eloquenza’ sul Web.

Difficile da definire un vero e proprio manuale, il libro di Centenaro e Sorchiotti ha il pregio di accendere – anche nella testa dei più scettici – una lampadina sull’importanza e l’inevitabilità di essere in Rete con una strategia efficace per ampliare i propri contatti, crescere professionalmente, sviluppare e condividere idee e progetti.

Tendendo al tempo stesso ben presente, pagina per pagina, il principio fondante del Personal Branding, che Luca De Biase riassume efficacemente nella sua prefazione: “Il nome di una persona può diventare davvero simile a un brand, ma la sua autenticità dipende dalla storia che la persona collega a quel brand. La biografia non è frutto di una tecnica di comunicazione. Sgorga dal senso di una vita”.

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