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“Riconsiderare il ruolo della donna in pubblicità è un buon affare”.

Gabriella Infante
T
3'
15 ottobre 2013 15/10/2013

Tiene banco da tempo – da anni – la questione sulla rappresentazione della Donna fornita dai mezzi di comunicazione di massa: il punto dolente della questione sembra vertere sul fatto che i pigri mezzi di comunicazione si accontentino di una rappresentazione dell’universo femminile consueta che tuttavia non è più in grado di rappresentare la ricchezza di quest’universo. Soprattutto non è in grado di rendere giustizia all’evoluzione che le donne hanno compiuto e compiono ogni giorno, nel mondo là fuori.

A proposito, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha commentato più volte il ruolo della donna in pubblicità, ultimo tra tutti l’intervento nel quale lamenta una rappresentazione asfittica e stereotipata di una donna “che serve a tavola“, mentre le donne contemporanee sono molto e ben altro, intervento per altro accolto dalle polemiche di faciloni, ed anche un po’ maschilisti, commentatori (per una ricostruzione e più di una riflessione, leggi il post di Massimo GuastiniSe Laura Boldrini è incompetente lo sono anche Onu, Cedaw e Parlamento Europeo“).

La questione davvero interessante dal punto di vista della pubblicità si annoda intorno alla responsabilità sociale che le viene affidata. Non ho mai creduto che la pubblicità debba educare le persone. Sono altre le strutture che devono accollarsi questo compito. A partire da questo stesso punto fermo, Annamaria Testa, nello splendido intervento all’Assemblea UPA dello scorso 3 luglio 2013 (nel video in basso), fa un decisivo passo in avanti sostenendo che la pubblicità può contribuire a riconsiderare il ruolo della donna, al di là degli stereotipi.

In più aggiunge una nota pragmatica che dovrebbe suonare come un campanello alle orecchie di creativi ed imprenditori: oggi riconsiderare il nuovo ruolo della donna in pubblicità è soprattutto un buon affare.

Dedicate una mezz’ora a quest’intervento, ne vale la pena ;)

È un buon affare perché ci dà la possibilità di costruire storie nuove e credibili che riescono davvero a creare fedeltà della marca. Alle Imprese, l’invito ad avere coraggio. Il coraggio di andare al di là degli stereotipi, troppo comodi ed invitanti per le aziende arruffone, e di provare a stabilire un dialogo onesto con i propri Clienti. Il discorso di Testa è davvero stringente quando presenta cinque vantaggi concreti derivanti dalla creazione di nuove storie:

1. Miglioramento della brand identity. Raccontiamo nuove storie più interessanti, ne gioverà l’identità del nostro Marchio.

2. Posizionamento più forte e distintivo perché esce dalle secche degli stereotipi. La differenziazione è un bene che può aiutare anche le piccole aziende a confrontarsi con i grandi marchi.

3. Maggiore ritorno sull’investimento: storie diverse e belle generano più attenzione ed attenzione da parte del pubblico.

4. Migliore e maggior consenso e fedeltà per la marca che è davvero in grado di rappresentare i propri consumatori, senza trucchi, senza retorica.

5. CSR (responsabilità sociale dell’Impresa): secondo Testa, le imprese devono passare dalla sponsorizzazione di cause nobilissime ad essere protagoniste della modernizzazione. L’impresa, raccontando un nuovo mondo, contribuisce a crearlo e ne godrà i frutti.

E allora basta con gli stereotipi, sia maschili che femminili. È arrivato il momento per Clienti ed Agenzie di:

– Allargare lo sguardo per sviluppare nuove e più potenti storie.

– Valorizzare lo humor, che non è riducibile alle battute della commedia d’avanspettacolo italiana. Lo humor è seduttivo, perché corteggia l’intelligenza del consumatore. La pubblicità deve toccare questa corda e fare ridere le persone.

– Essere esigenti sulla qualità dei progetti: la pubblicità di qualità nasce da un pensiero solido. La qualità è fatta di etica ed estetica: le aziende devono produrre un pensiero di qualità, le agenzie devono esprimerlo nei mille modi possibili della Creatività, superando la diffidenza che ha inquinato, negli ultimi anni, la grande alleanza di fiducia tra Cliente ed Agenzia. Torniamo quindi al meraviglioso paradigma che affianca alla visione del Cliente la capacità creativa dell’Agenzia.

– Cogliere la molteplicità e lo spirito del tempo: ci sono visioni nuove, pensare un nuovo modo di raccontare le persone, molto più ricco.

– Potenziare e promuovere l’autodisciplina pubblicitaria significa promuovere la buona fede delle imprese e delle agenzie. La pubblicità non è e non può essere un far west. La pubblicità e gli organi di autodisciplina devono avere regole ispirate da un forte senso di responsabilità.

(tutto questo con buona pace di chi si accontenta di cavalcare l’onda del qualunquismo per poi tornare a lamentarsi di non aver ottenuto nulla dai suoi investimenti in pubblicità).

Di questo intervento Imprenditori e Creativi dovrebbero farne un Manifesto, che dite?

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