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Sempre più simile a TiKTok: Instagram non tornerà mai più quello di prima

Gabriella Infante
M

Ma te lo ricordi Instagram com’era?

È difficile dire quando Instagram sia diventato quello che è oggi: una specie di copia a metà di TikTok dove è impossibile scrollare senza che ti vengano mostrati contenuti completamente random come le interviste per strada ai ricconi, la ristrutturazione di un mobile antico e la preparazione dell’ennesimo piatto veg. E così va a finire che persino quelli del gotha dei creator come Kim Kardashian e Kylie Jenner o Chiara Ferragni condividano un post virale pubblicato da una fotografa americana che recita: «Make Instagram Instagram again».

Cosa è successo a Instagram?

Le prime avvisaglie di cambiamenti in negativo, Instagram ce le aveva già date qualche anno dopo l’acquisizione da parte di Facebook/Meta nel 2012. Ai tempi era ancora una specie di cugino chic di Facebook: ci trovavi contenuti interessanti, creator da seguire e riuscivi a gestire il tuo feed in maniera egregia, anche grazie al sacrosanto ordine cronologico di pubblicazione dei post.

Facebook nel frattempo diventava una specie di covo di boomer razzisti, teorici del complotto ed estremisti della pubblicità online. Mentre Facebook si indeboliva, Instagram cresceva e vedeva la migrazione degli utenti verso questo nuovo media.

E con la crescita Instagram ha cominciato a cambiare.

Poi sono arrivati gli influencer del saper campare e la cultura del flexare – il mettersi in mostra con prodotti costosi e di valore – è diventata imperante: filtri di foto editing e numeri fake hanno sollevato critiche importanti alla piattaforma che ha cercato di reagire ad esempio rimuovendo il numero dei like.

A causa di Instagram un’intera generazione ha un sacco di pregiudizi alimentari: la piaga degli influencer del “mangiar sano” ha riempito i nostri feed di bowl di pollo e verdure tutte uguali, ci è stato assicurato che sarebbero stati gustosi e ci avrebbero saziato quanto quelle cose “tremende” come il pane. E mentre contenuti privi di qualsiasi valore venivano spinti dalla piattaforma, altri creator la abbandonavano a causa di regole di censura davvero stupide. Sex work, attivismo politico, campagne queer, femminismo: all’inizio questi temi hanno trovato seguito proprio da questi spazi. Poi questi contenuti sono stati considerati erotici e bannati da Instagram.

Insomma si sono cacciati o zittiti creator di valore. Chi se la ricorda la faccenda dei capezzoli genderless?

Poi è arrivato TikTok

E con la sua aggressiva politica di raccolta dei dati, è diventato un’app più divertente. Se all’inizio c’era davvero poco più di un gruppo di ragazzini che facevano i balletti più noiosi dell’universo, con il tempo i creator hanno cominciato a portare contenuti nuovi, speciali. E grazie alla FYP (“For you”, la pagina personale che visualizzi quando apri l’app), quello che facevano poteva essere visto da milioni di persone anche se non avevano follower, e questa era una novità assoluta.

Instagram ama i reel perché rappresentano il 20% del tempo trascorso sull’app.

Così Instagram ha cominciato a diventare TikTok: i Reel rappresentano il 20% del tempo trascorso sull’app, tanto da convincere la piattaforma a sperimentare un cambio di layout per rendere verticale ogni cosa – foto incluse. Un cambiamento che puzza davvero di disperazione perché chiunque sia finito in un tunnel di Reel su Instagram sa che non sono altro che compilation di video visti la settimana precedente su TikTok.

E nel frattempo i post delle persone che segui sono sempre più nascosti per fare spazio ai Reel suggeriti.

Make Instagram Instagram again? No.

Sembrava che alla fine le proteste degli utenti fossero state ascoltate perché il capo di Instagram Adam Mosseri aveva annunciato che le modifiche previste in direzione TikTok erano state momentaneamente sospese. Nonostante questo, Mosseri è stato piuttosto chiaro: non si tratta di una decisione definitiva. La strategia a lungo termine vedrà comunque Instagram più focalizzato sui video e sull’algoritmo di raccomandazione. Insomma, i dirigenti di Meta non hanno rinunciato la tiktokizzazione dell’app. L’hanno semplicemente rimandata.

E sullo sfondo c’è un trimestre fiscale in cui Meta ha riportato il suo primo calo in assoluto delle entrate, con 28,8 miliardi di dollari per il secondo trimestre di quest’anno. Si tratta di un calo di quasi l’1% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Per ora, la piattaforma Meta con più speranze per il futuro sembra WhatsApp che nel frattempo diventa sempre più social e forse può accogliere quel naturale bisogno delle persone di coltivare le relazioni sociali e le proprie interazioni, cosa che le altre piattaforme Meta ignorano completamente.

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