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Social gaming e politica.

Gabriella Infante
E
2'
30 gennaio 2013 30/01/2013

Elettori consapevoli del proprio ruolo e forze politiche aperte all’ascolto dovrebbero essere considerati i capisaldi di ogni democrazia contemporanea, in cui il circolo virtuoso della rappresentatività viene chiuso dalla mutualità tra partecipazione politica dei cittadini ed accountability che i rappresentanti devono agli elettori.

Questo concetto trasposto all’interno delle logiche dei Social Network potrebbe trovare un grande veicolo di espressione, apertura, raccolta e catalogazione degli impulsi propositivi provenienti dall’elettorato. È quello che si propone di fare il progetto agenza-monti.it, una sorta di social gaming simile a Foursquare in cui l’abilità dei partecipanti è valutata in base alla quantità/qualita dei contenuti condivisi e pubblicati.
A giudicare tale qualità, sono ovviamente gli altri partecipanti.

La logica è davvero semplice: basta iscriversi e si acquisisce automaticamente il titolo di Testimone. Decidendo di allargare il raggio della partecipazione alla discussione ed all’avanzamento di proposte, si ottiene il badge Artefice. Fin qui tutto online, ma appena si varca il confine verso il mondo “off-line”, organizzare un evento può valere la nomina di “Alfiere” e così via fino a toccare il vertice della partecipazione con il titolo di “Portavoce“, elettori che potranno presentare le proprie proposte/idee all’interno di manifestazioni ufficiali nella campagna elettorale in corso.

Quest’ultimo passaggio promette una sorta di ascesa verso la partecipazione concreta degli utenti più volenterosi alla costruzione del programma politico di Lista Monti.

Oggi visitando il sito, il progetto sembra essere ben riuscito, almeno per quanto riguarda la sua realtà “digitale”: gli utenti non mancano (molto opportuna la possibilità di visualizzare i partecipanti su una mappa che ci fa comprendere velocemente se ci siano dei “poli di attrazione” nelle nostre vicinanze), le proposte nemmeno, la partecipazione è propositiva e poco polemica. Insomma, tutto sommato un bell’esperimento.

Sospendendo il giudizio sulla consistenza politica delle proposte o sulla reale adesione della Lista e dei suoi rappresentanti alle direttive che vengono dal basso e considerando il progetto esclusivamente come un progetto di comunicazione, non si può non apprezzare lo sforzo di innovazione a favore di più che positive logiche di inclusione e la lettura in chiave gaming del progetto, capace di ingaggiare le persone secondo mezzi e strumenti già familiari agli utenti più smart.

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