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Social Network “alla Moda” danno una mano al tuo look.

Gabriella Infante
C
4'
3 gennaio 2011 03/01/2011

Capita a tutti di provare qualcosa di nuovo in un negozio, di fare prove davanti allo specchio, di chiedersi se il proprio outfit è adeguato a questa o quella situazione: l’istinto ci porta immediatamente a chiedere consiglio alle persone più vicine a noi, nella speranza di ottenere giudizi sinceri. Ma quando ti trovi nel camerino di un negozio e ti chiedi se quell’abito che ti stai provando ti stia bene oppure no, hai bisogno di un giudizio più fidato di quello che può darti una commessa..

In una situazione del genere dev’essere incappata qualche tempo fa anche a Marissa Evans, 26 anni, Web analyst e strategist di New York, fondatrice di Go Try It On, Social Network americano che ha una mission tanto semplice quanto utile: “consigli sinceri sul tuo look prima di uscire”. Obiettivo che fa il pari con quello di Fashism. I due Social Network sono infatti molto simili. L'”How it works” è davvero immediato: ti scatti una foto, la carichi sul sito, ottieni un giudizio da parte degli altri utenti del social network e…il risultato è un te più cool di prima. Ai due Social Network si aggiunge il nuovissimo Honestly Now, che sembra avere la medesima mission, tuttavia il sito è ancora in beta ed è possibile accedervi solo tramite invito.

In effetti l’idea di ottenere un giudizio dagli altri non è niente di così innovativo: Hot or Not abilita questa possibilità da molto tempo, ma si concentra soprattutto sul sex appeal. A parlare di Moda e Stile, ci sono molti altri Social network – anche più datati di Go try it on e Fashism – come I like my Style e Chictopia, così come servizi che mettono in contatto stilisti emergenti con le fashion-victim, come ModCloth, StyleTrek, etc.

Cos’hanno in più Go try it on e Fashism?

Hanno il merito di aver saputo costruire una comunità di persone che non fanno parte dell’Industria della moda (come le loro fondatrici, del resto). Sui due Social Network troviamo persone e stili “di tutti i giorni”, teenager, stili non estremamente ricercati, foto scattate alla bene e meglio, etc. In questo senso, entrambi i Social hanno saputo centrare e mantenere inalterato nel tempo il proprio obiettivo. Per questo troviamo impiegate confuse su come vestirsi al mattino andando in ufficio, ragazzini che chiedono consigli su cosa indossare al primo appuntamento e future spose alla ricerca dell’abito perfetto: un bacino di utenti – quindi – molto molto più ampio.

Gli onesti consigli sul proprio look, poi, sono ancora più facili da ottenere da quando entrambi i Social hanno lanciato ottime applicazioni iPhone: è un gioco da ragazzi scattarsi una foto nel camerino di un negozio, condividerla ed ottenere giudizi immediati, sia con l’App di Go try it on, sia con quella di Fashism.

Tra i due preferisco Go try it on: per motivi di interfaccia e di tool che offre. E’ infatti possibile caricare una foto dal proprio computer, scattarla da webcam oppure caricarla inviandola ad un indirizzo Email univoco associato ad ogni utente. In più Go try it on offre la possibilità di caricare la propria immagine e non condividerla con gli utenti del Social Network, ma solo attraverso la condivisione del link, affidata all’utente stesso.

Da entrambe le community, è davvero immediato ottenere feedback, così com’è semplice dare un giudizio: il “Wear it / Change it” di Go try it on fa il pari con l’ “I Love it / I Hate it” di Fashism. Entrambe le community sono dotate un gruppo di moderatori che mantengono un civile livello della discussione.

Perché Social Network come questi attecchiscono così bene?

Il complesso valoriale al quale fanno riferimento queste esperienze di successo è talmente lampante da sembrare banale: il bisogno di stima e auto-stima, l’insicurezza, il sano esibizionismo, la vanità. Sono valori questi, talmente radicati negli esseri umani da rendere il loro conforto quasi naturale. Anche gli utenti che si limitano esclusivamente a dare un giudizio, possono facilmente soddisfare la voglia di offrire un consiglio o sputare una sentenza.

E in Italia?

In Italia non vedo all’orizzonte esperienze simili – correggetemi se sbaglio. Forse perché il nostro Paese coltiva tradizioni ed esperienze altissime nel settore della moda, che fanno riferimento più all’Industria ed agli “esperti” (dal sarto allo stilista emergente), che al gusto per l'”abbigliamento di tutti i giorni” in cui sono i consumatori finali che dettano le tendenze, piuttosto che gli stilisti. Una via di mezzo sembra possa essere rappresentata da Next Styler – startup che si prepara al lancio e che promette di delegare l’approvazione delle proposte degli stilisti, alla propria community – esaltando processi di crowd-sourcing. Vedremo. Nel frattempo, potete godervi il pitch di Next Styler, che spopola su PitchCloud.

e i Brand?

Premessa: in puro stile startup d’oltreoceano, il piano di Business dei due Social Network non è ancora così chiaro. Dopo round di finanziamenti, non si vede all’orizzonte una svolta verso un modello di business effettivo. Mentre gli altri servizi citati in precedenza (come ModClothes, Chictopia, etc.) hanno trovato fondi in display adv, iniziative con i brand, vendita diretta, per Go try it on e Fashism nulla di tutto questo. Eppure qualcosa deve bollire in pentola: Go try it on, ad esempio, nella fase di tagging di un’immagine, richiede l’inserimento dei Brand i cui capi stai indossando nella foto. Certo, come sistema di tagging che può portare ad un collegamento con i marchi veri e propri, ha molta strada da fare per essere perfezionato e prestante, eppure sembra aprire uno spiraglio interessante. Lo vedete anche voi?

Dal punto di vista dei Brand, la situazione è molto aperta, per questo capace di creare qualche vertigine.

Parlare direttamente alle persone attraverso “Brand advisor” che si comportano come utenti della piattaforma? Profili studiati apposta per i Brand che ricevono lo stesso trattamento degli altri (pollice in su / pollice verso)? Presenza per i Brand che prendono in prestito improvvisati indossatori?

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