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Il panorama newyorkese delle startup ed il crollo di Etsy

Gabriella Infante
N
4'
15 maggio 2017 15/05/2017

Nel 2010, i sapientoni newyorkesi si dicevano pronti a diventare la nuova Silicon Valley.

“Per anni, la Bay Area californiana è stata la casa di centri di forza tecnologici come Apple, Google e le startup di internet più riuscite: Youtube, Wikipedia, Facebook, Twitter” – spiegava un articolo della CNN a quel tempo – “ma ora New York si fa sotto nella competizione con la West Coast con alcune iniziative di successo: pensate a Tumblr, Foursquare e Gilt Group, uno store online di abiti firmati scontati”.

All’epoca, a New York, l’emozione era palpabile. I party di lancio si tenevano ovunque, incubatoi come TechStars, Gramercy Labs Collective e Prehype avevano messo a punto uno store e all’interno dello stabile in cui si trovavano, uno spazio collaborativo focalizzato sulla tecnologia. Il Meetup di NY Tech accolse mille persone al mese per parlare di nuove imprese e il sindaco Bloomberg aveva appena detto agli imprenditori che New York era proprio il posto dove tutto questo stava accadendo.

Tutto ciò che mancava dalla scena tecnologica di New York, sembrava agli occhi di molte persone, era una grande società che stesse davvero cambiando il mondo. “In Silicon Valley, quando succede con Apple o Google: ispirano tantissime persone non solo ad essere imprenditori o fondatori di start-up”, ha dichiarato il CEO di Meetup Scott Heiferman, la cui società ha sede a New York, al New York Magazine nel 2010. “Incoraggia le persone a lavorare nel settore solo perché se sai di essere un ingegnere per una società che fa davvero bene, allora fai bene anche tu. New York non ha le sue grandi storie di successo che diventano roba da leggenda o mito”. Non si trattava solo di modelli. Aziende come Google e Facebook hanno anche contribuito a modellare la Silicon Valley, in parte, creando un flusso costante di dipendenti estremamente ricchi e imprenditori che finalmente diventano angel investor delle nuove aziende.

Nel 2010, New York sembrava sull’orlo di creare la propria versione. Come il blog di tecnologia The Next Web scrisse allora:
“Le iniziative come Gilt Groupe e Etsy hanno dimostrato il loro potenziale per attrarre mercati di massa, società come Meetup, Tumblr e Foursquare sono iniziative che hanno permesso e ispirato le connessioni all’interno della comunità tecnologica, offrendo opportunità per imprenditori, ingegneri e appassionati di tecnologia di creare e sviluppare l’ecosistema digitale della città”.

Foursquare era vicino a 1 milione di utenti, che sembrava molto in quel momento. Tumblr e Meetup erano sul punto di diventare portenti dei social-media alla pari di Facebook. Gilt Groupe è stata “una delle più grandi storie di successo tra le startup emergenti da New York negli ultimi anni” e ci si aspettava che presentasse presto un IPO. E il mercato online dell’artigianato Etsy era cresciuto rapidamente fino a 7 milioni di utenti registrati, più del doppio dell’anno prima.

Da allora, è diventato evidente che New York non avrebbe avuto la sua Google, almeno per l’immediato futuro. Dopo che il gioco di check-in è diventato stantio, Foursquare ha cambiato la sua vocazione cercando di vendere i dati di localizzazione degli utenti alle aziende. Gilt Groupe si è ridimensionata. Meetup e Kickstarter hanno entrambi retto bene, ma nessuna delle due è diventato il grande razzo spaziale che ci aspettava diventassero.
In termini di uscite, Tumblr e Etsy sono stati i più riusciti del gruppo, ma non si può dire abbiano prosperato. Yahoo ha acquistato Tumblr per 1,1 miliardi di dollari nel 2013, realizzando la prima exit superiore al miliardo di dollari a New York, ma in seguito Yahoo ha ammesso che quei soldi sono stati per lo più buttati.

Etsy si è quotata nel 2015 e il suo valore è salito rapidamente a 3,3 miliardi di dollari. Sperando di diventare una società superstar ha finito invece per sbiadire velocemente, e la sua IPO è stata la peggiore del 2015. Qualche giorno fa Etsy ha sostituito il suo CEO, Chad Dickerson, e ha annunciato un piano di licenziamenti dell’8% della sua forza lavoro. Il suo capitale di mercato è ora solo 1,2 miliardi di dollari.

New York non è, come tanti blog affermavano nel 2010, la nuova Silicon Valley.

Ma forse il punto più pertinente è che non deve esserlo. Secondo CB Insights, il numero di offerte di capitale di rischio a New York è aumentato negli ultimi quattro anni da un totale di 38 offerte di 447 milioni di dollari nel 2012 a 122 offerte di 2,5 miliardi di dollari nel 2016. Almeno 600 aziende di tecnologia sono di New York, e quasi tutte le fonti ora collocano New York al secondo posto, dietro la Silicon Valley. È piuttosto buono come risultato.

 

Il prossimo futuro non prevede nuove exit per New York, ma anche se rimarrà al secondo posto nel suo ecosistema di finanziamento per sempre, avrà altri vantaggi. Lo scrittore di Crain John Folely ha recentemente riassunto la sua più grande: “La rivoluzione imprenditoriale dei prossimi decenni andrà al di là delle tecnologie della prima ora – chip sempre più veloci e piccoli o tecnologie che collegano persone e informazioni in maniera pratica. Si tratta di trasformare grandi industrie che non soddisfano più le esigenze dei loro clienti in qualcosa di più efficiente e personale. Ciò può succedere solo in quelle industrie. Quindi, anche se la Silicon Valley ha dominato la prima ondata innovazione, il vantaggio si è spostato a New York, con la sua vasta diversità di business.”

L’analista di riferisce ad aziende come WeWork e Betterment come esempi di start-up che hanno prosperato a New York nell’industria immobiliare e finanziaria, rispettivamente. Nessuno ha bisogno di un’altra app targata Silicon Valley per la consegna on-demand. Invece di cercare di imitare la Silicon Valley, è una buona cosa che Boston, con i suoi forti istituti di ricerca, per esempio, abbia un vantaggio nella biotecnologia e che New York, centro di tante industrie, abbia vantaggi diversi da molti imprenditori ricchi e fondi di finanziamento.

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