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The impossible burger, la polpetta vegana che vale più di 300 milioni.

Gabriella Infante

Sembra carne, ma non è. È il primo burger vegetale che sa davvero di carne e probabilmente rappresenta una delle più interessanti novità degli ultimi anni in fatto di alimentazione meet free ed environmentally conscious.

C’è un gran clamore intorno a quest’idea di Impossible Foods. La società californiana progetta cibo che conserva il gusto e le proprietà nutrizionali offerte dagli alimenti di origine animale, ma privi di impatto negativo sulla salute e sull’ambiente. L’attenzione, quindi, si concentra soprattutto sull’impatto ambientale oltre che sulle esigenze vegetariane.

Una conferma del valore del progetto viene dall’interessamento di Google che lo scorso anno ha avanzato una proposta di acquisizione della società per una cifra di circa 300 milioni di dollari. Non se n’è fatto niente perché – pare – la startup ha ritenuto troppo bassa l’offerta.

La sfida di Impossible Foods è riuscire a convertire anche i più esigenti mangiatori di carne. Come? Grazie al gusto.

Di cosa è fatto?

L’invitante polpetta è costituita interamente di prodotti di origine vegetale: grano, olio di cocco, proteine della patata, più un ingrediente segreto, l’eme. Si tratta del complesso chimico (contenente ferro) che si occupa di portare l’ossigeno attraverso il sistema circolatorio animale. È l’eme a rendere il sangue rosso, la carne rosa e a conferire quel classico sapore metallico alle carni che, a pensarci, è proprio il quid che manca ai comuni veggie burger. La “scoperta” del gruppo di ricerca sta nell’aver estratto l’eme dal sistema linfatico delle piante ed averlo iniettato nel lievito, trasformandolo in un macro produttore naturale di eme.

In questo modo il processo di produzione risulta davvero economico, nonchè sostenibile. Il complesso chimico è facile da reperire, anche in grande quantità da piante come la soia, e si “riproduce” con un processo del tutto naturale. Non utilizzando animali, Impossible Foods afferma di riuscire a risparmiare il 95% in termini di suolo utilizzato, il 74% di acqua e l’87% di emissioni. Questo senza contare il fatto che si riesce ad escludere completamente il rischio di ingerire ormoni ed antibiotici spesso presenti nelle carni.

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Sì, ma è buono per davvero?

Impossible burger è un progetto complesso. Già nel 2012, l’azienda invitò un giornalista del The Guardian ad assaggiare la sua carne, ma non gli fu permesso di dire di cosa si trattasse. Il progetto è stato tenuto segreto per molto tempo, fino a quando non si è deciso di uscire allo scoperto e di far testare il prodotto alle persone. Pare siano stati effettuati migliaia di test e che solo in pochi siano stati in grado di riconoscere la differenza tra questo burger ed un comune burger di bovino.

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Ok, ho fame.

Per il momento puoi fare un salto da Momofuku Nishi sull’ottava a NYC, altrimenti dovrai attendere ancora qualche anno prima di poterlo tirare giù dagli scaffali dell’Esselunga. Scherzi a parte, l’impossible burger sarà servito progressivamente in un numero crescente di ristoranti selezionati perché si tratta ancora di un progetto sperimentale (nelle prossime settimane dovrebbe aggiungersi un altro ristorante a San Francisco), tuttavia l’azienda accetta candidature da parte di ristoranti e chef particolarmente attenti al cibo e all’ambiente che possano condividere il progetto.

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