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Togliete quell’ananas dalla pizza

Gabriella Infante
L

L’avete mai assaggiata la pizza con l’ananas? Io no e, a dirvela tutta, non me ne rammarico più di tanto. La pensa in maniera meno moderata il presidente islandese Guðni Th. Jóhannesson che, qualche giorno fa, a margine di un evento con degli studenti, si è lasciato sfuggire un “Io la vieterei!“. Apriti cielo. Il primo ad offendersi è stato il Canada, la terra fantasiosa in fatto alimentare che ha dato i natali alla pizza hawaiana.

 

#Pineappleonpizza: a part of our heritage. #HeritageMinutes pic.twitter.com/90F3oi6D4f

— Historica Canada (@HistoricaCanada) February 23, 2017

Seguono a ruota tra gli indignati, gli estimatori dell’abbinamento dolce/salato che questa ricetta sa esaltare, scatta su twitter l’hash #pineappleonPizza che diventa subito il polo d’attrazione dei razzisti alimentari. Vincono per numero e simpatia quelli che sono d’accordo con Mister President.

Risultato? Il presidente si scusa e tutto torna nei ranghi della diplomazia culinaria. C’è da dire che l’Islanda non è che brilli per tradizioni gastronomiche eppure il suo presidente si trova ad esprimere un’opinione un po’ estrema su una cosa della quale poteva anche non fregarcene niente.

I canadesi amano l’ananas sulla pizza? Buon appetito.

Ma il cibo, si sa, oltre ad essere così bravo ad unire è altrettanto bravo a dividere. Caffè, pizza, gelato, ogni occasione è buona, soprattutto per noi italiani di riconoscerci tali e per differenziarci dagli altri popoli. Ma questa doppia funzione identità/alterità del cibo è fondamentale anche all’interno degli stessi confini nazionali: caffè napoletano vs resto d’Italia, pizza napoletana vs resto d’Italia, eccetera, eccetera.

Più che altro quello che proprio non va giù agli italiani è vedere i cardini della nostra tradizione gastronomica scaraventati in situazioni alimentati imbarazzanti, come quando vediamo fasci di spaghetti cotti in brodo di pomodoro e conditi con qualsiasi cosa di edibile si riesca a trovare nelle case degli americani, o ‘sti canadesi che mettono la frutta sulla piazza o ‘sti tizi di Starbucks che vogliono venire ad insegnarci come si fa ‘o café. Su questa contrapposizione, Casa Surace ci sta costruendo parte della sua fama.

E siamo convinti che nel resto del mondo – senza alcun dubbio – tutti sognano il cibo italiano, cosa che in parte sarà pure vera.

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