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Ecco l’isola dove cresce l’80% della vaniglia prodotta nel mondo

Gabriella Infante
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La scorsa settimana l’industria dolciaria mondiale ha ricevuto una brutta notizia: un aumento di diversi dollari per oncia nel prezzo della vaniglia. Il Madagascar, infatti, l’isola da cui proviene l’80% della vaniglia prodotta in tutto il mondo, ha attraversato un periodo difficile. Una tempesta di siccità e un paio di cicloni hanno colpito duramente i coltivatori di vaniglia. Gli effetti del disastro hanno sconvolto tutto, fino alle catene di approvvigionamento delle grandi compagnie multinazionali.

Ma come ha fatto un’isola a dominare l’industria della vaniglia? E perché un chilogrammo di “plain vanilla” ora vale di più di un chilogrammo di argento?

Una vaniglia planifolia in fiore. MMM AVOCADO / CC BY 2.0

Dopotutto, la vaniglia non è nemmeno originaria del Madagascar. La principale fonte di vaniglia è l’orchidea Vanilla planiflolia. Lungamente coltivato in Messico, l’aroma dai lunghi baccelli era usato nei rituali e nella tradizionale bevanda azteca di cioccolato macinato e speziato. Nel periodo in cui i conquistadores spagnoli smantellavano l’impero azteco nel corso del sedicesimo secolo, inviarono argento messicano, cioccolato e vaniglia in Europa. La vaniglia, con il suo gusto floreale e delicato, divenne rapidamente la preferita, specialmente come accompagnamento del cioccolato e della panna. Ma quando gli europei provarono a coltivarlo nei loro giardini botanici e nelle loro colonie, i lunghi baccelli non si svilupparono. L’impollinatore principale della vaniglia era tornato in Messico: l’ape Melipona.

Un’orchidea di vaniglia che arrampica su un albero. DINESH VALKE / CC BY-SA 2.0

Senza impollinazione, la produzione di vaniglia era per lo più limitata al Messico. Ma altre regioni cercavano disperatamente di coltivare la preziosa vaniglia e le piante venivano spedite in tutte le zone del mondo che sembravano climaticamente propizie.
Nel 1841, un giovane innovatore individuò una soluzione improbabile. Edmond Albius era uno schiavo dodicenne che viveva sull’isola di Réunion, controllata dalla Francia, nell’Oceano Indiano. Usando un bastoncino e il pollice, Albius premette insieme le antere maschili e lo stigma femminile del fiore di vaniglia, impollinandolo in modo efficiente. La produzione di massa di vaniglia divenne improvvisamente possibile, specialmente nei climi caldi e umidi. La piccola isola di Réunion ne approfittò subito, ma lo stesso valse per un’altra isola molto più grande a poche centinaia di chilometri a ovest: il Madagascar.

La ragione per cui il Madagascar è ancora in cima al gioco della vaniglia è triste: secondo il Financial Times, è una delle poche regioni con il giusto clima che è anche abbastanza povera da rendere la laboriosa impollinazione manuale accessibile. Nonostante altri paesi, come l’India, si siano impegnati nella produzione massiva di vaniglia, le enormi oscillazioni del prezzo a livello internazionale hanno reso questa coltura economicamente instabile se affrontata su larga scala. Molti agricoltori per questo, sono stati costretti a dedicarsi ad altre colture. Questa concentrazione di produzione di vaniglia rende l’industria e i prezzi ancora più instabili.

In Madagascar, i baccelli di vaniglia stagionati vengono selezionati per la vendita. LEMUR BABY / CC BY-SA 3.0

La vaniglia è stata a lungo una delle spezie più costose del mondo. Le vaniglie artificiali hanno abbondato per secoli, fatte con tutto, dalle ghiandole pelviche del bacino ai prodotti petroliferi. Ma con la domanda di spezie e sapori naturali in piena espansione, i prezzi elevati sono stati la motivazione principale di furti continui di vaniglia, dalle fattorie del Madagascar alle aziende di spezie del Michigan. Nonostante questo non sembra proprio che la nostra brama di vaniglia sia in qualche modo in procinto di scemare.

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