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I tech leader odiano Donald Trump (e fanno bene).

Gabriella Infante
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Un gran numero di leader di alto profilo che appartengono alla comunità tecnologica ha firmato una lettera aperta contro il candidato alla presidenza americana Donald Trump: “Trump sarebbe un disastro per l’innovazione”.

La petizione conta grandi nomi come il CEO e co-founder di Slack Stewart Butterfield, il founder di Tumblr David Karp, il co-founder di Twitter Ev Williams e il co-founder di Apple, Steve Wozniak.

La richiesta di tenere Trump fuori dai giochi è stata scritta da Katie Stanton, CMO di ColorGenomics e suona come un messaggio forte all’America.

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La lettera prende di mira le politiche di destra di Trump, che si erge contro l’innovazione e la libera circolazione delle persone.

“Crediamo in un paese inclusivo che promuove opportunità, la creatività e la parità di condizioni. Donald Trump non lo fa,” si legge nella lettera.

“Fa campagna elettorale contando sulla rabbia, bigottismo, la paura di nuove idee e nuove persone, e una convinzione fondamentale che l’America è debole e in declino. Abbiamo ascoltato Donald Trump nel corso dell’ultimo anno e abbiamo concluso: “Trump sarebbe un disastro per l’innovazione”.

Trump ha infilato, nel tempo, una sequenza pericolosa di affermazioni che evidenziano una vera e propria avversione per l’innovazione e buona dose di terrorismo mediatico nei confronti di internet: chiusura, arretratezza e oscurantismo in nome della sicurezza.

Ecco il famigerato video che passerà alla storia come “quella volta che Trump disse di voler chiudere internet“.

C’è da chiedersi dove finisce la propaganda e dove inizia la politica? E quanto è reale il pericolo che le sue parole da campagna elettorale si trasformino in fatti, se dovesse diventare presidente degli USA?

I tech leaders sembrano davvero preoccupati, come si può dar loro torto?

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