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I peggiori flop del mondo, tutti in un museo

Redazione
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3'
13 aprile 2017 13/04/2017

Samuel West è uno ossessionato dai fallimenti: è un ricercatore e psicologo, colleziona brutte idee e ora la sua collezione è aperta al pubblico.

Il Museum of failure, l’idea di West, celebra le assurde divertenti sviste che le aziende hanno preso progettando prodotti assurdi, dalle lasagne al ragù di Colgate, al profumo che odora di cuoio di Harley Davidson, alla sessista penna per signore “for Her” di Bic.

Ma c’è più di questo. Il fatto è che West, come afferma, è stanco di vedere tutti adorare il successo. Ogni fallimento è spettacolare in un modo tutto suo, mentre il successo è così ripetitivo. La vera innovazione richiede apprendimento dalla complessità di ogni singolo fallimento, una competenza che – sostiene West – la maggior parte delle aziende non riesce ad affinare. Il Museo che aprirà questo giugno a Helsingborg, in Svezia, cerca di stigmatizzare il fallimento personale e professionale.

Come in ogni buon museo, il catalogo del Museo dei fallimenti può essere suddiviso in categorie, che offrono un tour all’interno dell’idea perversa, del pensiero fuorviante che porta all’uscita di un nuovo prodotto. Molti dei prodotti in vetrina del museo rappresentano marchio eclatanti. Colgate ha cercato di cavalcare l’onda dei prodotti surgelati degli anni Ottanta con le sue lasagne al ragù ma ha scoperto che le persone non erano particolarmente desiderose di acquistare cibo surgelato dalla loro azienda di dentifricio.

Coca-Cola Blāk, una cola al gusto di caffè, è durata appena due anni (dal 2006 al 2008).

E Harley Davidson, il marchio cult di motociclistico, ha deliziosamente fatto flop con il suo profumo “Hot Road”.

Altri prodotti hanno fallito a causa del loro design terribile. Come il Nokia N-Gage, smartphone e gioco portatile, uscito nel 2003. Il N-Gage è stato, molto semplicemente, progettato in una maniera terribile: doveva essere smontato per cambiare i giochi; pochissimi giochi erano disponibili; e dovevi aprire il telefono come un taco per usarlo.

Poi ci sono i prodotti che non erano di per sé un fallimento, ma facevano parte integrante del pensiero che alla fine ha condannato le loro aziende.

Prendete il DVD Blockbuster: una faida interna ha portato l’ex indiscusso leader del video noleggio a licenziare un amministratore delegato che ha promosso lo streaming e il noleggio di DVD su abbonamento, e a tagliare il servizio di streaming in erba della società. Questo è stato, ovviamente, una mossa disastrosa. Il fallimento di Blockbuster ha aperto la strada al  successo di Netflix.

Allo stesso modo, la macchina fotografica digitale Kodak avrebbe potuto perpetrare il suo dominio nel settore. Kodak aveva realizzato che la condivisione fotografica online era il futuro. Invece, ha continuato a inseguire la stampa fotografica, ed è andata in bancarotta nel 2012, qualche mese prima che Facebook acquistasse Instagram per 1 miliardo di dollari.

 

Alcuni prodotti sono solo ridicolo e divertenti, come questa maschera terrificante promossa dalla attrice Linda Evans nel 1999, che probabilmente si faceva bella grazie a scosse elettriche sul viso più volte al mese.

L’obiettivo di West è incoraggiare culture organizzative che rispettino, invece di deridere o ignorare, il fallimento. Queste culture – dice – hanno bisogno di un ambiente che permetta alle persone di essere umane, condividere le imperfezioni, e fare domande “stupide” senza essere criticate o giudicate. Questa sicurezza psicologica non solo aiuta i dipendenti a creare un legame ma amplifica significativamente la produttività di una squadra, il successo e l’innovazione. Le aziende della Silicon Valley stanno imparando.

“L’apprendimento è l’unico processo che trasforma il fallimento in successo”, dice West. “Quindi, se non impari dalle tue cazzate, allora sei davvero fregato.” Semplice, no?

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