Quello che c'è da sapere.
Direttamente nella tua inbox.
Niente spam, promesso.
Ok, sei dei nostri. Ottima scelta.
Social Media Business Tecnologia Pressplay Serie TV Startup Hacked Politica

Nuovi giornalisti per un nuovo giornalismo.

Letizia Cavallaro
S

Secondo l’esperto di editoria americana, Philip Mayer, nel 2043 sarà venduta l’ultima copia del New York Times. Che la profezia si avveri o no, una cosa è sicura. Tra 30 anni il New York Times, così come gli altri quotidiani, sarà profondamente diverso da quello di oggi. Non solo nella forma, ma anche nel contenuto. Il medium è il messaggio” diceva McLuhan e il suo pensiero è oggi più che mai attuale. Forse tanti giornalisti, soprattutto in Italia, non se ne sono ancora resi conto (o non vogliono rendersene conto), ma il Web 2.0 e le nuove tecnologie attraverso cui si fruisce l’informazione, stanno cambiando profondamente il loro modo di lavorare e il senso stesso della professione.
Su Digitally Cultured vi abbiamo raccontato di “The Daily”, l’ambizioso progetto editoriale di Rupert Murdoch, che, ha l’intenzione di combinare le cose buone del giornalismo tradizionale con il meglio della tecnologia disponibile oggi . “New times demand new journalism” dice Murdoch … “and new journalists” io aggiungerei! Non solo giornali web, ma forum, blog e gli stessi Social Network, da Facebook a YouTube, fanno da cassa di risonanza alla notizia, determinando un grosso cambiamento nel modo di fruire dell’informazione e, di conseguenza, di fare notizia:

Al bando la distinzione tra “giornalismi”.

Carta stampata, tv, radio … La convergenza tra i media è già una realtà che ha segnato un percorso da cui non si tornerà indietro.  Il lettore del futuro è multimediale. Ed ecco che nello zaino del giornalista insieme a penna e block notes, entrano  di diritto videocamera e smartphone, trasformandolo sempre più in un “reporter tecnologicamente avanzato”.

Il web diventa fonte e sostanza della notizia.

Lo sanno benissimo i giornalisti giovani, un po’ meno i loro colleghi più anziani. Strumento di lavoro ormai indispensabile per il giornalista, il web non è più un media alternativo agli altri, ma si pone ad un livello concettuale superiore rispetto a carta stampata, tv, radio. Non a caso si parla di “giornale web”, “web radio”, “web tv”. Il web è al tempo stesso la cornice dove ormai la notizia nasce e vive, 24 ore su 24. Ce lo dimostrano il modo in cui giornali, radio e tv raccontano le rivoluzioni che in questi giorni stanno cambiando il mondo: Facebook, Twitter, YouTube sono le fonti privilegiate, se non le uniche, della notizia. E ce lo dimostra, ad esempio nei fatti di cronaca, la sempre maggiore frequenza con cui tg e giornali dedicano  interi pezzi d’appoggio alle reazioni che la notizia ha avuto sui Social Network. Il medium che diventa il contenuto!

La firma non consegna più il verbo indiscusso, ma solo la prima battuta di un dialogo potenzialmente infinito.

Mettere la firma in fondo a un pezzo significava per il giornalista mettere un punto (anche se solo momentaneo) alla sua visione della storia. A parte il diritto di rettifica o le “lettere alla redazione”, al pubblico dei lettori non era ammesso replicare così facilmente.  Nella logica del web 2.0 questa dinamica viene completamente stravolta. La firma del giornalista dà il via ad un dialogo, anzi a un insieme di dialoghi, potenzialmente senza fine, che trasformano la notizia in un flusso in divenire. Ormai con i commenti, le foto, i video, il pubblico partecipa attivamente all’attività di news-making. Che la notizia sia data sul web, in tv o su un giornale non conta. Nella sostanza, cambia completamente il rapporto giornalista – lettore. Laddove il primo diceva al secondo “ti consegno la verità”, ora il lettore risponde “la verità la cerchiamo insieme”.

Un giornalismo che non si può permettere superficialità o omissioni.

Personalmente sono convinta che il Web 2.0 gioverà alla qualità del giornalismo contemporaneo. Il lettore del domani, oltre ad essere multimediale, è ipertestuale. Ha a sua disposizione una miniera di fonti da confrontare e non sarà difficile per lui smascherare, con un post o un semplice commento, una notizia non attendibile manipolata o incompleta. Un discorso che vale ancor di più per il giornalismo locale, che dal Web 2.0 trae linfa vitale e grazie al Web viene sottoposto a un maggior controllo sociale: non a caso i forum dei siti web dei giornali locali sono tra i più frequentati e popolati.  Tempi duri per i faciloni o i censori!

Facciamo tesoro dell’ipertestualità.

Abbiamo visto come uno degli aspetti più controversi di The Daily sia la non linkabilità. Non sono d’accordo con questo approccio. Vero è che un bravo giornalista deve saper condensare la notizia in poche battute. Ma il link è strumento indispensabile e prezioso per completare la notizia, spiegare il pregresso, esplicitare collegamenti, senza bisogno di parentesi che distolgono l’attenzione dal focus dell’articolo. I link lasciano ai lettori la libertà di approfondire se ne hanno voglia.  Perché privarli di questa possibilità?

Sbaglia chi pensa che da questa riflessione la figura del giornalista esca sminuita o peggio ancora denigrata. Il giornalista di oggi non smette di essere un mediatore tra la realtà e il pubblico. La grande novità è che non è il solo a raccontare questa realtà. Diventa piuttosto una sorta di “mediatore tra i mediatori”, il cui compito è quello di trovare un senso a un flusso disordinato e incessante di informazioni,  giocando sempre a carte scoperte e consapevole di essere, in qualsiasi momento, suscettibile di critiche o smentite. Un ruolo delicato e difficile, ma proprio per questo affascinante e insostituibile.

Quello che c'è da sapere.
Direttamente nella tua inbox.
Niente spam, promesso.
Ok, sei dei nostri. Ottima scelta.
Da sfigata a paladina dei semplici: le PR & Katia Ghirardi
Ecco come Facebook decide quali contenuti censurare e quali no
La miglior emoji di sempre è questa: 😬