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The Get Down, Baz Luhrmann e l’hip hop

Luca Murante

La sopraelevata scivola nel Queens sferragliando il suo carico umano a qualche metro d’altezza, un sottofondo funky comincia ad alzare il volume. Un piano americano da scarpe di vernice stacca un paio di gambe su un marciapiede polveroso, jeans a zampa d’elefante, la musica ora è alta. Neon nelle vetrine dei negozi vendono pizza e tagli di capelli alla moda.
Quel gran genio di Baz Luhrmann deve esserselo rivisto più volte l’inizio de La Febbre del Sabato Sera, mentre scriveva The Get down.

Fine anni ’70, South Bronx, New York.

Quello che vorrei cercare di farvi capire, spero di riuscirvi, è il suo mood. È qualcosa di non ancora visto, nella sua essenza. Miscela elementi dei film di Bruce Lee, un pizzico di Tarantino, gospel, colori saturi, graffiti, eccentricità, citazioni nascoste, funky e tanto, tanto hip hop.

È la storia di Ezekiel (Justice Smith), un timido e tosto adolescente di colore e della sua sua piccola combriccola. Un paroliere. Ripercorre un po’ la storia di alcuni grandi poeti post-moderni che sono stati tirati per i capelli nella musica, diventando a tutti gli effetti gente del calibro di Ian Curtin dei Joy Division e Jim Morrison dei The Doors. La scuola e la vita lo uniscono ai suoi amici, il graffitaro Marcus (Jaden Smith), il timido non-quando-rappo-bro Ra-Ra (Skylan Brooks) che però quando è sullo stage ha la lingua veloce come una frusta e Boo-boo (T.J. Brown Jr). Qui, in questi anni, inizia l’era dei Disc Jokey. La musica la mettono, la smorzano, la cambiano, la impastano, ne fanno una nuova da una vecchia ma non sono musicisti: sono supereroi con le scarpe di Bruce Lee. Shaolin Fantastic, l’eccentrico mettidischi.  La musica è il vero sottofondo non letterale della storia, ovviamente.

La loro musica, cambierà loro stessi e, forse, il mondo.

Mylene (interpretata da Herizen Guardiola) è il b-side. È figlia di Gus Fring un pastore (Giancarlo Esposito) e sogna di cantare. Siamo negli anni del gospel, ve lo ricordo. La rivincita sociale, e la libertà negata da suo padre faranno scorrere la puntina sul suo lato del disco. Il suo destino è naturalmente sull’altra faccia del vinile, dove scorrono irregolari le piste di Ezekiel e gli altri.

Non c’è rivoluzione senza status quo.

Un paio di Technics MK1210, le musicassette con i nomi a pennarello sgrattuggiati dalle unghiate, una periferia fumosa rossa dei continui roghi del sfacelo. Quando si guarda The Getdown, si desidera essere nato e cresciuto in periferia, davvero. Quasi quasi pure di essere neri e cool. Il sindaco-padrone, zio di Myelene interpretato da Jimmy Smits (già visto in Sons of Anarchy), è una figura che in certe periferie c’è davvero, ve lo assicuro.

 

Non pensate, però, che sia banalmente un musical o una serie per teenager. Qui si spacca, qui c’è il sangue. Oh sì, ci sono anche i cattivi maldestri, seduti tra le ricchezze barocche illuminati con spot stretti, gangster coi culi grossi e i figli cretini.

 

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