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Weekend: lo stai facendo nel modo sbagliato

Luca Murante
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Solo perché l’ultimo weekend non avete lavorato non significa che abbiate avuto un Buon weekend.

Le ore di lavoro dei colletti bianchi sono aumentate rispetto alla generazione precedente, così un fine settimana senza email, bozze grafiche e report sembra già una vittoria, ma lo è solo in parte. Perché se non vi sentite rinvigoriti dal weekend e l’effetto-lunedì si ripresenta improvvisamente nel mezzo della settimana, il weekend lo state facendo nel modo sbagliato.

Ecco com’è fatto il Weekend-di-merda: dopo una settimana di giornate lunghe, arriva il fatidico venerdì. A questo punto scivoliamo in una sistematica indulgenza del “tempo per se stessi”. Per me (e lo so, anche per voi) equivale spesso a spiaggiarsi sul divano per guardare lo sport o per cominciare l’ennesima maratona Netflix. Aggiungiamoci – ma ogni tanto – un po’ di shopping, cazzi altrui su Facebook e un sabato sera all’insegna del troppo-mangiare e del troppo-bere. Ci siamo?

In realtà no. Secondo uno studio dell’University of Calgary, il tempo libero va riempito secondo un sistema più efficiente, per essere davvero soddisfacente (e riposante). Secondo questo studio, di solito il tempo libero ricade in due grandi tipi: casuale o serio. Quello casuale prevede obiettivi semplici, che danno una gratificazione immediata: bere una birra a temperatura polare, ordinare qualcosa su Amazon o fare del binge-watching, come dicevamo prima. In questo caso otteniamo del puro e semplice piacere edonistico: una bicchierata di dopamine ci invade il cervello e ci fa sentire subito bene. In una cultura dove la maggior parte delle persone lavora in un ambiente competitivo e tirato al massimo, queste azioni casuali diventano praticamente il modo di default per riposarsi un po’.

Se non sei bravo nel passare il tempo libero, probabilmente non sei neanche bravo al lavoro.

Quanto detto riguarda, diciamo, la serie B dello svago nel tempo libero. Il tempo libero di serie A, invece, è tutt’altra cosa: per descriverlo meglio dobbiamo partire da una parola che non si sentiva dagli anni ’70: l’autorealizzazione. Se masticate un po’ di psicologia, saprete certamente che stiamo per tirare in ballo lui, Maslow, e pure la sua piramide. Se invece non lo fate, in due parole l’auto-realizzazione è definibile come “il desiderio di diventare tutto quello che siamo capaci di diventare”. Sembra patetico lo so, ma è solo colpa dei filosofi-da-social-network, fidatevi.

In poche parole, i piccoli piaceri edonistici che ci concediamo, non ci porteranno verso la famosa auto-realizzazione.

Nel weekend, dovremmo puntare invece al piacere eudemonico: ovvero quel piacere che viene da attività che hanno significato, che ci fanno migliorare come individui. Questo in pratica significa che dovremmo dedicare il nostro fine settimana a “cose serie” ad attività cioè che richiedono l’uso delle nostre abilità: suonare l’elettrica in garage con gli amici, sistemare la raccolta di francobolli o darsi da fare su qualche progetto meno impegnativo. In pratica impegnarsi seriamente per cose che serie non sono.

Se non sei bravo nel passare il tempo libero, probabilmente non sei neanche bravo al lavoro. Già nel famoso saggio di Bertrand Russell del 1932 Elogio dell’ozio, si discuteva dell’inibizione del gioco e dello svago in nome dell’efficienza e della crescente passività dei piaceri delle popolazioni urbane, come andare al cinema o ascoltare la radio. Ciò sarebbe derivato dal fatto che le loro energie sarebbero state assorbite dal lavoro. Avendo a disposizione più tempo libero, sempre secondo Russell, le persone avrebbero provato più piacere da attività che si fanno in modo attivo.

Russell non avrebbe mai potuto immaginare che il culto dell’efficienza sarebbe diventato lo standard. Con i dispositivi che ci tengono praticamente sempre legati al lavoro e il concetto di tempo libero che sembra polverizzato dalla possibile monetizzazione di ogni secondo, la nostra società è basata sul concetto di lavorare-per-vivere: siamo la nostra carriera, il lavoro è la nostra identità. L’istinto che ci dice di passare tempo libero di qualità è atrofizzato.

Il vero paradosso è che per avere un weekend di qualità, dobbiamo lavorarci.

Allora, ecco le componenti di Un Buon Weekend, che dovrebbero portarci ad un livello di felicità più profondo verso il prossimo lunedì.

La prima cosa è socializzare. A pensarci, la religione usa questa pratica sociale da sempre per mantenere attivi i membri delle congregazioni. L’isolamento sociale è in costante crescita: secondo uno studio dell’American Psychological Association, la solitudine fa più morti dell’obesità. Insomma, passare il weekend a sditare sui social o giocare ai videogame non ci fa certo bene ed aumenta il rischio di solitudine cronica. Le reti digitali, inoltre, non sono le reti umane: l’effetto di una community digitale sulla nostra psiche non equivale affatto alla presenza fisica di altri individui. Insomma, se proprio dovete fare del binge-watching, invitate un amico.

La socializzazione spesso avviene attorno ad un hobby. L’eseguire una pratica che impegni la nostra mente inoltre rafforza il famoso concetto di “Usalo o lo perdi”: sfidare il nostro cervello ad imparare costantemente, previene la demenza e ci tiene vivi. Inoltre, dedicarci ad un attività ci pone in uno stato di flow-state ci porta allo stato di coscienza di massima immersione in una data attività, aprendoci ad uno stato di creatività massima.

Uno studio del 2010 dell’Association for Psychological Science ha dimostrato che l’altruismo è una via maestra – com’è facile capire – verso la percezione dell’auto-realizzazione. Spendere il proprio tempo per gli altri ha l’effetto di espandere il tempo: in pratica lo stesso periodo di ore viene percepito come maggiore, rispetto allo spenderlo per se stessi o non fare affatto nulla.

Infine, dobbiamo giocare. Lasciamo stare le cifre sui nostri fitness tracker che cercano di dirci quanto e come abbiamo passato la giornata. Secondo il National Institute for Play, dobbiamo andare oltre l’idea di giocare al calcio ed espandere il concetto di play: leggiamo ad alta voce per qualcuno, visitiamo un museo, sogniamo ad occhi aperti.

Ovviamente, molte attività eudaimoniche comprendono una componente edonistica e lo svago serio spesso si accavalla a quello casuale. Anche se può sembrarci strano, un vero Buon Weekend è fatto di un po’ di lavoro.

Ci vediamo lunedì.

 

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