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Che votiate sì o no, parteciperemo ad un pessimo referendum

Gabriella Infante
C

C’era una volta il referendum. Quell’esercizio di democrazia che capitava giusto nel primo weekend in cui potevi andare al mare, o tuo cugino si sposava. Tre, quattro, cinque, anche sei quesiti per volta. Un malloppo di schede da portarti in cabina elettorale che ci mettevi una vita a ripiegarle tutte, prima di uscire. Quesiti scritti apposta per non essere compresi, sì che significavano no, no che significavano sì. Quorum-miraggio, timide battaglie ideologiche e poco interesse politico.

Prima ancora, nella sua epoca d’oro, il referendum aveva fatto da pietra miliare nella storia democratica del Paese, monarchia o repubblica, aborto, divorzio.

Questo fino a quando non compare all’orizzonte il referendum costituzionale a cui parteciperemo tra qualche giorno. Sono 12 mesi almeno che si discute di questo referendum e gli italiani, pare, continuano a non capirci una mazza. I partiti non se li fila più nessuno. I cosiddetti corpi intermedi, nemmeno. Ecco che la riforma della Costituzione diventa una sfida politica, un paradossale noi contro loro che entra solo superficialmente nel merito della questione e si trasforma da subito in un voto di fiducia al Governo.

Dal luminoso salotto di Lili a La7 / LaPresse

I partiti contano così poco che gli schieramenti per il Sì e per il No, hanno messo insieme combriccole improbabili: il PD renziano, l’Ala di Verdini e l’Ncd di Alfano da una parte; la minoranza PD, il M5S, Lega e Berlusconi, dall’altra. Anche la società civile è divisa in una maniera strana.

Ogni schieramento lancia la sua campagna, Comitato del Sì, Comitato del No, il voto degli italiani all’estero assume all’improvviso un’importanza strategia, bufale, le minacce di Grillo, ignominia, Obama ci esorta a votare Sì, refusi, Renzi ci descrive le bufale del No, Berlusconi ritorna in tv, opuscoli, siti fake, la posizione di Sinistra italiana e tutto il resto che da mesi siamo costretti a subire (non perdetevi, ad esempio, il test del grande Huff Italia, diretto dall’ineffabile cane da guardia del potere, Lucia Annunziata).

I tuoi conoscenti schierati portano avanti la loro piccola battaglia ideologica per il No, tutti gli altri, quelli che probabilmente voteranno Sì se ne stanno zitti o replicano a malapena.

Gli opinionisti parlano delle conseguenze del voto e delle ricadute politiche ed economiche. Per Time, questo referendum è uno dei 5 eventi politici a cui il mondo dovrà prestare attenzione per i prossimi mesi per due motivi. Il primo riguarda l’aspetto economico e la reazione dei mercati. La vittoria del No potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza dell’euro. Il secondo aspetto riguarda il timore che l’Italia possa essere vittima dell’ondata anti-establishment che sta investendo mezza Europa.

D’Alema ritorna per dire No

Le posizioni sono talmente estreme da aver polarizzato le scelte: si vota per Grillo o si vota per Renzi. Non si riuscirà a votare sulla Costituzione se non sotto le minacce dell’uno e dell’altro. La terza via è un’astensione consapevole del fatto che un esito ci sarà, in ogni caso.

Il 4 dicembre si celebreranno a Cuba i funerali di Fidel Castro. Quando ho saputo della sua morte, in un attimo mi sono venuti in mente tutti quei miei momenti di beata adolescenza de sinistra ed ho pensato che in fondo è stato bello crescere a pane e ideologia. Crescere, sì. Poi si diventa adulti e si capisce che l’ideologia deve rimanere un faro, ma la Causa a tutti i costi è una buffonata da immaturi. È una risposta sempre uguale, a prescindere dalla domanda. È un bastian-contrarismo sterile e poco credibile. È vedere nella Costituzione qualcosa che non è. È credere che tutto faccia schifo o tutto possa diventare perfetto. È immaginare che la politica possa influenzare la nostra realizzazione personale o la nostra felicità.

Il fronte del No / Corriere.it

Il fronte del No / Corriere.it

Non voterò per Renzi, non voterò per Grillo, non mi asterrò. Con la mia bella crocetta esprimerò un giudizio sintetico su 5 quesiti messi insieme forzatamente e che non necessariamente esprimono la stessa posizione ideologica. Dirò la mia sulla Costituzione. Sulle Riforme di cui questo Paese avrebbe più bisogno sarò costretta a fare silenzio. Accetterò le conseguenze delle scelte della maggioranza. Governo tecnico ed elezioni con la stessa legge elettorale che fa schifo a tutti oppure altri anni di renzismo macho e totale fallimento della politica. Del resto si è scelto di vivere in democrazia. E questo è.

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