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Perché se la prendono tutti con Roberto Saviano?

Gabriella Infante
C

C’è un’espressione del dialetto napoletano che dice “Te’ si fatt’ ‘e sord” (ti sei fatto i soldi). Il suo significato va al di là del letterale essersi arricchiti ed intende un senso di allontanamento dal passato, un lasciarsi dietro le cose, un distacco dalla realtà alla quale si appartiene. Quando non vedi un amico da tempo, puoi dirgli in maniera scherzosa “te’ si fatt’ ‘e sord” intendendo ormai non ti fai più vedere oppure ti sei allontanato. I soldi sono un sinonimo di altri interessi o altri impegni che ti tengono lontano dai vecchi amici, delle abitudini, dai posti che frequenti normalmente. Ma nell’espressione c’è anche un pizzico di colpa: hai tradito il tuo passato ed hai preferito un nuovo tipo di agio, ti sei sottratto alla sofferenza che vive chi hai lasciato indietro, hai dimenticato il passato seguendo le sirene di un nuovo benessere.

(non storcete il naso, aiuta a comprendere il concetto)

Non è un caso che la prima e più pesante accusa che si rivolge a Roberto Saviano sia quella di essersi fatto i soldi sulle disgrazie della propria città e della propria gente. E questo succede a tutti i livelli, dalla gente comune alle cariche istituzionali.

Roberto Saviano si è fatto i soldi. Roberto Saviano specula sulle disgrazie.

Roberto Saviano è uno che scrive e parla tanto e di certo non le manda a dire. Nelle polemiche che scatena, oltre ai fattori di natura personale (essersi fatto i soldi), viene spesso messo in discussione il suo lavoro per via delle ricadute sociali che provocherebbe e così abbiamo visto quartieri e città rifiutare di offrirsi come prossimo set delle riprese di Gomorra, altri che denunciano il fatto che i ragazzini si comportino come Genny Savastano, si arriva perfino a sostenere che alla fine dei conti la situazione nei quartieri degradati di Napoli non sia poi così tragica. Fino ad oggi, quando il Ministro degli Interni arriva a minacciare di togliergli la scorta.

Quello che ci si dimentica è che il linguaggio utilizzato da Saviano non è una sua invenzione ma è tratto spesso e volentieri da intercettazioni, che i fatti narrati sono ispirati a vicende realmente accadute, su cui si sono fatti processi e indagini, che i luoghi in cui si sono svolti i fatti sono esattamente gli stessi in cui è ambientata la vicenda.

Insomma, Saviano racconta e ricostruisce, ma per i suoi detrattori inventa ed esagera.

Questo destino non è nuovo in Italia per chi porta all’attenzione del grande pubblico realtà scomode ed estremamente pericolose, attraverso opere letterarie, televisive o cinematografiche.
Successe anche negli anni ’80 con La Piovra: Berlusconi dichiarò che lo sceneggiato non faceva altro che screditare l’immagine dell’Italia nel mondo e Totò Riina gli diede ragione bollando le vicende come invenzioni che “discreditano l’Italia e la nostra bella Sicilia particolarmente”. Vent’anni dopo, Berlusconi riserva le stesse accuse a Gomorra e Saviano dichiara: le accuse del premier sono le stesse che mi fanno i camorristi. A distanza di qualche anno, seguono le stesse accuse da parte del Governatore della Regione Campania.

Ma guardiamo la realtà: Roberto Saviano ha all’attivo almeno due bestseller di livello internazionale, il film tratto da Gomorra e diretto da Matteo Garrone ha ricevuto riconoscimenti di pubblico e critica, la serie TV ispirata allo stesso libro è tra quelle di maggiore successo mai prodotte in Italia e vendute benissimo all’estero.

Gomorra racconta un’Italia ed un sistema malavitoso inventato? No.

Trasforma i cattivi in eroi? No.

Saviano si occupa di malavita per guadagnarci? Fa solo il suo mestiere.

Se la prendono con Roberto Saviano quelli che non riescono a guardare il problema con lucidità ed ammettere che il marcio è nella realtà, non in chi la racconta. Insomma se il dito indica il cielo, loro guardano il dito. Preferiscono prendersela con l’ambasciatore piuttosto che con i veri responsabili.

Se in più ci mettiamo il fatto che nella Repubblica dei Social Network, i webbeti – come li chiama Mentana – hanno abbandonato qualsiasi velleità legata al ragionamento o all’approfondimento, pronti come sono a scagliarsi contro il “pensatore” e a inneggiare al buffone di turno che semplifica e minaccia, Roberto Saviano finisce per essere percepito come uno “lontano”, fisicamente e moralmente, dai problemi della gente, un sapientone qualunque che sfrutta la situazione, uno che non merita la nostra fiducia.

Che questa sia l’opinione di un manipolo di persone che si agitano a forza di commentare ossessivamente ogni post di Saviano, o dell’opinionista di turno in cerca di attenzione, poco male.

Ma è molto grave che le istituzioni siano tra questi.

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