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A scuola di design da Sir James Dyson

Luca Murante

È nato a metà anni ’40, ha i capelli biondastri oramai quasi bianchi, gli occhi chiari, è miliardario ed a favore della Brexit. Anche se la rete ne è ingolfata, no, non stiamo parlando di Donald Trump. Ma di uno dei più grandi ingegneri del secolo, sir James Dyson.

Dopo aver chiesto inutilmente al governo inglese più ingegneri specializzati per il suo reparto di ricerca e sviluppo, situato nell’headquartier nel Wiltshire, naturalmente in Inghilterra, l’inventore ha deciso di fondare la propria università, il Dyson Institute of Technology.

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Con un piano di investimenti di 5milioni di sterline a settimana, gli ingegneri totali alla Dyson cresceranno da 3000 a 6000 in quattro anni. E molti di questi passeranno proprio dal nuovo college: 25 lauree all’anno, accreditate dall’Università di Warwick per altrettanti studenti che passeranno 4 giorni su 5 fianco a fianco degli attuali ingegneri Dyson e il quinto giorno in aula. L’università non ha spese, anzi, gli studenti riceveranno un regolare stipendio e avranno tutti i benefit economici già riconosciuti agli altri dipendenti. Alla fine, il Dyson College avrà pagato tutti i debiti scolastici dei laureati. I giovani wannabe inventori godranno di uno splendido campus, con tanto di caccia militare in mensa, piscina e tutti i laboratori specialistici dell’azienda a disposizione nel palazzo D9. La Dyson, che spende il 46% del suo fatturato in ricerca e sviluppo, vuole avere uno straordinario esercito di enthusiasts che dal primo giorno lavoreranno sui veri progetti in corso fino a scegliere se specializzarsi in meccanica o elettronica. La riuscita attraverso le prove, i fallimenti, la continua prototipazione saranno alla base della company culture, che ha reso famoso il suo fondatore.

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«Negli ultimi 15 o 20 anni, ho cercato di far sentire al governo la nostra voce, che non ci sono abbastanza ingegneri inglesi. Crediamo che la carenza sia stimabile in circa un milione per il 2020. Così ho parlato con il ministro Jo Johnson che alla fine mi ha detto “Beh, perché non apri la tua università”. Ho pensato fosse davvero una buona idea, è esattamente quello che faremo.»

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La Dyson è stata fondata in una vecchia rimessa per carrozze, a Bath. James Dyson, uscito dal Royal College of Art nel 1967, ha iniziato ad interessarsi al design industriale degli oggetti di ogni giorno, fino a collaborare alla creazione di una curiosa opera, la Sea Truck, una piccola barca di vetroresina adibita al trasporto bestiame, poi riutilizzata per fini bellici. Il suo primo lavoro, iniziato lo stesso anno della sua tesi di laurea in interior design, fu proprio nell’azienda costruttrice di Sea Truck. La sua storia e la sua passione sono legate al design funzionale. Lo si vedrà, in termini pratici, nel 1971, quando capisce che la semplice carriola può essere enormemente migliorata sostituendo la ruota anteriore con una sfera. Se ne vendono a migliaia, ma in USA l’invenzione viene copiata e Dyson non ne ricava granché. È qui, però, il punto di svolta fondamentale. Thomas Edison una volta ha detto: “Non ho sbagliato. Ho solo trovato 10mila modi in cui non funziona.”. 5.271 prototipi dopo, in quattro anni, dall’officina sul retro di Dyson, nella campagna inglese, viene fuori l’aspirapolvere senza sacchetto con il famoso sistema Dual Cyclone. La famiglia Dyson, in questo periodo, vive solo grazie ai lavoretti della moglie. Dopo varie trattative con i grandi brand che gli propongono l’acquisto dei brevetti con metodi poco ortodossi, Dyson vende la licenza ad un’industria giapponese e la G-Force diventa un oggetto di culto, un’aspirapolvere di lusso venduto 2000$ al pezzo. Il resto è l’azienda che vediamo oggi è figlia di questo: don’t give up on an idea. Perché, come per Edison, alla fine 10000 flop diventano 1093 brevetti.

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