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Jordyn Castor, l’ingegnere cieco di Apple, sta trasformando il mondo della tecnologia (a soli 22 anni).

Luca Murante
J
5'
20 luglio 2016 20/07/2016

Jordyn Castor, ingegnere di Apple, non è mai stata una che crede alle limitazioni.

È nata con 15 settimane di anticipo, e pesava poco meno di due chili. Suo nonno poteva tenerla nel palmo della mano e far scorrere la fede lungo il braccio e sopra la spalla. I medici le diedero poche possibilità di sopravvivenza. Fu la prima occasione in cui le aspettative per lei erano davvero scarse – ed anche la prima volta in cui ha sorpreso tutti. Jordyn, ora 22enne, è cieca dalla nascita, a causa della nascita anticipata. Ma per tutta l’infanzia, i suoi genitori l’hanno incoraggiata a sfidare le aspettative che si riservano alle persone con disabilità, motivandola ad essere avventurosa, operosa e insaziabilmente curiosa. È stato questo spirito che l’ha portata ad interagire con la tecnologia, attraverso il computer che la sua famiglia ha acquistato quando era in seconda elementare, o quello in classe che gli insegnanti a scuola la incoraggiavano ad utilizzare.

Jordyn racconta che gli adulti le davano spesso un gadget, dicendole di capirlo e mostrare loro come usarlo. E lei lo faceva. “Ho capito poi che avrei potuto programmare per svolgere il compito che volevo” dice Jordyn, il cui attuale lavoro è quello di potenziare strumenti come VoiceOver per gli utenti Apple affetti da cecità. “Con le mie conoscenze informatiche posso contribuire a cambiare il mondo per le persone disabili.”

Posso aiutare la tecnologia ad essere più accessibile per i ciechi.

L’innovazione di Apple con una prospettiva personale

C’è una situazione che spesso viene sottovalutata nei posti di lavoro, il bisogno di includere l’opinione delle persone disabili. Prestare attenzione ai bisogni dei ciechi o ipovedenti è un fattore chiave dello sviluppo dell’innovazione alla Apple. Lei stessa è una prova di quanto questo può rendere forte un’azienda. Quando fu introdotta alla Apple, ad una convention a Minneapolis nel 2015, Jordyn era una studentessa della Michigan State University. Arrivata al banco degli impiegati era molto nervosa, sapendo che la compagnia della mela fosse presente. “Non lo saprò finché non ci provo” disse a se stessa. “Non lo saprai finché non ci parli, provaci.”

Parlò con gli ingegneri Apple di quanto fosse affascinata dall’iPad, ricevuto come regalo per il suo 17esimo compleanno qualche anno prima. Ha portato la sua passione per la tecnologia ad un livello più alto, soprattutto per la sua immediatezza d’uso. “Tutto ha funzionato subito, tutto era semplice da usare” dice a Mashable “Era qualcosa che non avevo mai provato prima” “Il mio lavoro ha un impatto diretto sulle vite degli ipovedenti.”

Sarah Herrlinger, senior manager per le global accessibility policy and initiatives alla Apple, afferma che un passo sostanzioso dell’azienda verso l’accessibilità viene fatto dedicandosi al rendere l’inclusione uno standard, non una specializzazione. Questo permette di avere due grandi benefici in termini di accesso: da una parte permette a più persone di usare la tecnologia, dall’altra abbatte i costi. “Queste feature sono già presenti sul device, senza tener conto del fatto che le usi o meno” dice a Mashable “Essendo integrate, sono gratuite”. “Storicamente, le persone ipovedenti hanno sempre dovuto pagare un extra per avere accesso a tecnologie specifiche.” A quella convention, nel 2015, la passione di Jordyn per l’accessibilità e per Apple era evidente. Presto venne assunta come stagista responsabile per lo sviluppo di VoiceOver. Verso la fine del suo stage, le capacità informatiche e di portavoce per l’accessibilità erano troppo forti per lasciarla andare. Fu assunta a tempo pieno come ingegnere nel team che progetta e verifica l’accessibilità dei software della mela – un team che lei descrive composto da persone dotate di grande dedizione e passione.

Il mio lavoro ha un impatto diretto sulle vite degli ipovedenti. È incredibile.

L’innovazione per i ciechi

Alla Apple vige il mantra “inclusion inspires innovation” (l’inclusione guida l’innovazione). Jordyn dice che l’azienda ama quello che lei fa, e vuole che venga reso disponibile a tutti, innovando senza sosta l’accessibilità degli strumenti. “È un processo che non finisce mai, non è un qualcosa che fai una volta, lo segni come completato e passi al prossimo”.

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Il suo aiuto non viene ignorato dalla community degli ipovedenti. Il 4 luglio, la Apple ricevette il Blind’s Robert S. Bray Award dall’American Council per i progressi fatti e per la continua evoluzione verso un mondo di più facile accesso. Per esempio, Apple ha costruito il primo dispositivo touchscreen usabile tramite la propria voce, usando VoiceOver. E quest’inverno Siri porterà ulteriori innovazioni, come l’ingrandimento dello schermo.

Il fatto che siamo impegnati in questa direzione è qualcosa di nuovo, non è qualcosa che ti aspetti nella community tecnologica.

Spesso, il successo di questi strumenti dipende dall’input diretto delle persone che lo utilizzeranno, dalla community, e gli impiegati come Jordyn Castor danno una mano sostanziale portando la loro esperienza diretta. Prendiamo ad esempio l’Apple Watch. Durante un meeting, racconta Herrlinger, un vedente può facilmente dare uno sguardo al proprio orologio per sapere che ore sono. Un cieco, non ha questa possibilità se non con VoiceOver. Dopo aver aver studiato l’enigma, la soluzione migliore è stata quella di far capire l’orario tramite vibrazione.

L’High-tech incontra la Low-tech

Jordyn stessa dice che la sua carriera poggia su due cose: la tecnologia ed il Braille. Può suonare strano, il Braille e le nuove tecnologie vengono spesso designate come agli antipodi, con l’uso del Braille che è in discesa, dovuto proprio alla diffusione della tecnologia. Molti attivisti, però, dicono che l’alfabeto Braille è la chiave per trovare un impiego per la maggior pare dei ciechi. Più del 70% degli ipovedenti che non ha lavoro e l’80% di chi invece ha un impiego, hanno una cosa in comune: la capacità di leggere in Braille.

Il Braille è fondamentale per il suo lavoro, e lo ritiene complementare alla tecnologia, non un ripiego. “Uso il Braille ogni volta che scrivo del codice, mi permette di capire com’è fatto” Quando programma, usa una combinazione di Braille Nemeth (o Braille matematico) e l’alfabeto Braille. Nonostante sia circondata – letteralmente – dalla tecnologia, legge la sua agenda ancora in Braille. “Posso vedere la grammatica, la punteggiatura, posso vedere come le parole vengono pronunciate e scritte”. Naturalmente Apple segue questa filosofia, e include supporti per il Braille, come il Schermo Braille per iOS, che una volta collegato la aiuta a programmare e comunicare. Spesso però usa VoiceOver per navigare tra le finestre o leggere le schermate.

 

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Questa autonomia di scelta, dice Apple, è intenzionale. Crede che la libertà di scelta tra vari strumenti sia la reale chiave per l’accessibilità.

Dare qualcosa in cambio

Durante una conferenza alla National Federation of the Blind, Jordyn ha raccontato che l’impatto che Apple ha avuto sulla comunità degli ipovedenti è stato chiaro non appena ha messo piede nella sala, gremita di persone. “Quando cammino per la convention, sento VoiceOver dappertutto”. “Essere in grado di dare qualcosa in cambio a così tante persone è fantastico”. E c’è una parte di questa comunità alla quale lei è particolarmente appassionata – la prossima generazione di ingegneri. Ha messo tutta la sua forza dentro lo sviluppo di Swift Playgrounds, un’app di introduzione alla programmazione per bambini, affinché sia accessibile anche ai bambini ciechi. Si tratta della prima volta nella storia. “Ricevo costantemente messaggi su Facebook di genitori di ciechi, mi dicono che i loro bambini vorrebbero fortemente imparare a programmare, “c’è un modo?””. Adesso, Jordyn può rispondere: “Assolutamente, ora possono”.

 

Seguite Jordyn su twitter @jordyn2493

 

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