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La lettera di Zuckerberg alla community sembra un programma politico

Gabriella Infante
Q

Qualche giorno fa, Mark Zuckerberg si è preso la briga di scrivere una lunga lettera alla community di Facebook che traccia una serie di intenti e di terreni di attività su cui Facebook è impegnata quotidianamente. Zuck apre sottolineando che ogni giorno, la sua azienda mette in discussione i progetti che realizza, ma la domanda più importante rimane: stiamo davvero costruendo il mondo che vogliamo?

I know a lot of us are thinking about how we can make the most positive impact in the world right now. I wrote this…

Posted by Mark Zuckerberg on Thursday, February 16, 2017

Il concetto di community viene proposto in tutte le salse, come se fossimo all’alba degli anni 2000 e stessimo guardando uno spot della TIM. Zuckerberg non soffre di modestia: da Facebook la cosa più importante che si può fare è sviluppare l’infrastruttura sociale per dare alle persone il potere di costruire una comunità globale che funzioni per tutti noi.

In che modo? Aiutando le community ad ispirare la partecipazione, a garantire la sicurezza, l’informazione, il senso civico e l’inclusione. Sembrano valori altissimi sulla carta ma Facebook supporta davvero tutti questi aspetti: non c’è parrocchia o squadrata di calcetto del giovedì che non goda di un amabilissimo gruppo su Facebook, che favorisce quindi logiche di inclusione. Sul fronte sicurezza e senso civico Mark può contare sul Safety Check e sul Community help. Se parliamo di informazione dipende dal punto di vista: se ci riferiamo all’orario della prossima riunione di condominio, posso pure essere d’accordo che si ritenga il gruppo su Facebook super utile e funzionale, quando si parla di diritto all’informazione e di pluralismo dell’informazione, sono meno d’accordo visto che i sistemi come Facebook funzionano solo in base a meccanismi di chiusura e di auto-conferma, quella che chiamiamo filter bubble.

Insomma, più grande diventa Facebook (e Facebook diventa sempre più grande) più le tematiche sociali e relazionali che si trova ad affrontare diventano impegnative. Ma il nostro CEO preferito non si perde d’animo e, come ogni bravo politico o aspirante tale, comincia a fare promesse come se il destino del nostro mondo dipendesse dalla prossima logica di gestione dei gruppi o dalle reazioni ammissibili ad un post.

E così nel discorso di Zuckerberg, prossimo candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America, i cittadini diventano community; il potere politico è già stato soppiantato dal potere tecnologico e mediatico. La giustizia è esercitata attraverso la censura, le ingiustizie sociali sono solo le derive di un algoritmo da perfezionare.

Insomma, Mark e Priscilla lavorano per un mondo migliore. Potete dire lo stesso del vostro Presidente?

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