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Twitter sempre più in crisi: chiusa la sede italiana

Gabriella Infante
I

Il processo di ristrutturazione (e di tagli) di Twitter è iniziato, dall’Italia. Sono diventate ufficiali le voci che parlavano della chiusura della sede italiana, a Milano. Si avvia così un piano di tagli al personale e alla spesa che già da qualche mese risultava scontato visti i tempi bui che sta attraversando il social network di Jack Dorsey.

In un articolo precedente, avevamo analizzato i motivi per i quali Twitter non va, interrogandoci più che altro sulle ragioni di tale situazione. C’è da dire che quest’anno non ne ha infilato una giusta.

Prima ha ammesso candidamente che per la maggior parte delle persone, utenti e non, Twitter risulta un oggetto sconosciuto; ha chiuso un altro trimestre in rosso; Twitter non cresce abbastanza, tutti i papabili compratori si sono tirati indietro, fino ad arrivare all’annuncio della chiusura di Vine, il servizio di video-sharing che non ha prodotto nessun risultato significativo dalla sua nascita (sono già passati più di 3 anni).

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Chiude la sede di Milano, “vicinissima al Duomo”.

I tagli alla spesa cominciano dalle sedi europee e dall’Italia in particolare: Twitter Italia chiude e lascia a casa uno staff di 16 persone guidate dal country manager Salvatore Ippolito. Sembra che il destino della sede italiana, aperta solo nel 2014, toccherà presto anche a quella tedesca e olandese, tutte sedi nelle quali non c’è nessuna divisione sviluppo, ma sono erano operative le divisioni marketing, commerciale e partnership.

Eppure, il bilancio della società italiana delineano un’azienda piccola ma in salute con 3,9 milioni di fatturato nel 2015, + 256% rispetto all’anno precedente – il primo -, con un utile netto di 179mila euro e nessun debito bancario (fonte). Questi numeri, tuttavia, vanno considerati in maniera relativa, vista la dipendenza stretta della sede italiana da quella di San Francisco.

Sembra che saranno 350 in tutto i dipendenti che Twitter licenzierà nei prossimi mesi, nelle varie sedi dislocate in tutto il mondo. Ma intanto,

Cosa ne dicono gli utenti?

Date uno sguardo a questi hashtag: #quandoTwitterchiudera, #TwitterChiude, #LoveTwitter

Io quando Twitter chiuderà. Ecco. #sapevatelo #quandotwitterchiudera pic.twitter.com/2i7bYQxe7f

— Silvio De Rossi (@silvioderossi) November 12, 2016

Basta fare un giro su Twitter per capire cosa sta succedendo. Per sapere quello che si dice, come sono gli umori. E questo puoi farlo riguardo a qualsiasi argomento. Come farà a non mancarci questa cosa se e quando Twitter chiuderà?

Nicholas Negroponte avanzò un’idea romantica, quanto difficile da realizzare: trasformare Twitter in una onlus, in stile Wikipedia. In questo modo la si salverebbe dalle ragioni economiche che la dirottano verso la chiusura e si riuscirebbe a conservare intatto il peso di Twitter nell’ambito dell’informazione.

Intanto è partita la petizione globale WeAreTwitter, che vuole mettere insieme utenti disposti a comprare, tutti insieme, la piattaforma. Purtroppo siamo fermi a poco più di 3000 firme. Quello che ci vorrebbe è un ricco investitore disposto a salvare la baracca, più per mecenatismo che per altro, che so un Richard Branson, un Bill Gates o un Mark Zuckerberg.

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