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[Recensione] A Project guide to UX Design.

Luca Murante
Q

Qualche anno fa, decisi di voler conoscere il mondo nascente della progettazione basata sull’esperienza utente. Voler approcciare una nuova filosofia dello sviluppo di prodotti digitali (web, nello specifico), significava applicare nuovi tecniche, e quindi usare nuovi strumenti. Ma anche seguire un diverso iter lavorativo. Insomma: progettare come fanno le grandi agenzie. Così, dopo la lettura di decine di articoli, acquistai A Project Guide to UX Design (edito da New Riders) e, scartato con curiosità il pacchetto che veniva dall’altra parte dell’oceano, mi gettai nella lettura di questo libro.

Per chi è scritto?

Citando gli autori, Russ Unger e Carolyn Chandler, è stato scritto per introdurre l’UX Design nei team di lavoro già formati. E’ quindi rivolto a chi già respira web projecting e il suo scopo principale è quello di mettere un pò di User Experience nei progetti, far comprendere la materia ed integrare le sue pratiche in organizzazioni già avviate. Secondo me, i lettori ideali sono: – Studenti (o studiosi), per avere un’idea sul come si lavora in team, nella real life; – Web maker (no, non i SEO) che, incuriositi dall’UXD, vogliono conoscere teorie e tecniche per integrare le loro competenze e comprendere il proprio ruolo in un progetto basato sull’esperienza utente; – Tecnici della comunicazione, che sono i candidati ideali per un ruolo in questo tipo di progettazione; – Brand che si affidano a UX Designers, per capire e dare valore ai professionisti a cui si affidano.

Abstract

Un percorso ben costruito su 14 capitoli, dal quale si evincono tutti i valori necessari per progettare prodotti che influenzino positivamente la percezione ed i comportamenti degli utenti. Partendo da questa definizione, il volume ci introduce ad panoramica sui diversi tipi di siti web e sulle le loro peculiarità e sulle relative finalità strategiche. Per raggiungerle, secondo Unger e Chandler, è importante che a seconda del tipo di Progetto i ruoli lavorativi siano ben designati. A questo è dedicato un buon capitolo e lo è anche il prospetto presente, in forma sinottica con chi-fa-cosa nel dato tipo di sito web. E’ probabilmente una delle parti più interessanti, per quanto riguarda le teorie che fanno da contorno alla materia vera e propria. Ci invitano, successivamente, a comprendere al meglio il nostro committente: due capitoli sono dedicati al come dialogare con i Clienti: il primo alla comprensioni dei bisogni e degli obiettivi di business, il secondo al come proporre i propri servizi, dal planning al prezzo. Questa parte può risultare abbastanza superflua se il lettore fosse un project manager consumato. E’ molto interessante, invece, per chi si avvicina alla professione di Web Maker e quindi  non ha questo tipo di esperienza. La parte migliore è quella centrale, il cuore di questo volume, che dividerei in due parti sostanziali:  una è volta alla definizione del ruolo centrale della user research, definizione del target con le Personas e l’altra si snoda fino alla pianificazione strategica e all’introduzione alle tecniche -relativamente- proprie dell’User Experience Design: blueprints, task-flow, wireframing, prototipi e test d’usabilità.

Considerazioni

E’ pratico, è asciutto. Troverete molti esempi e, sul sito ufficiale, sono disponibili i relativi file da scaricare. Alcuni deliverables sono creati da professionisti del settore e sono un buon modo per analizzare questo tipo di documenti. Nessun capitolo è particolarmente dogmatico, il suo scopo è quello di fornire delucidazioni su tutti gli aspetti meno conosciuti di questo tipo di progettazione. Benchè la teoria pura non ne componga l’humus, quello che conta è il processo organico: A Project Guide to UX Design è particolarmente efficace nel creare il giusto iter lavorativo. Sarebbe errato pensare che questo libro sia diverso da una semplice introduzione all’UXD, anche se molto buona. Oggi, consiglio a molti di affrontare il passo che porta verso il fare della progettazione web (e non solo) una sorta di arte, che metta al centro gli utenti e che porti risultati concreti al committente. Per questo motivo, lo consiglio a coloro che vogliono capire se l’UXD fa per loro, affinchè esso sia il viatico per passare ad altre letture molto più specifiche che riguardano, con maggiore profondità, le teorie e tecniche a cui si esso introduce.

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    And, Russ, what’s the next? :)

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