Social Media Business Tecnologia Pressplay Startup Serie TV Hacked Politica

The OA è la serie TV più strana dell’anno ma vale la pena vederla

Gabriella Infante

The OA è la serie perfetta da vedere quando non hai bene in mente che tipo di serie ha voglia di vedere. C’è un po’ di tutto dentro: fantascienza, fantasy, thriller, dramma. Difficile da inquadrare in un genere solo, difficile da consigliare, difficile concludere la prima stagione con un’impressione precisa: sai che hai fatto bene a vederla, ma non sai bene perché.

Da meno di un mese è disponibile su Netflix e ha ottenuto molto rilievo: il trailer tirava in ballo talmente tante cose da incuriosire davvero. La prima stagione è breve, 8 episodi, ed è perfetta per il binge watching. È un esperimento coraggioso. È qualcosa di diverso.

 

 

La storia è quella di Prairie Johnson, una ragazza che torna a casa dopo essere scomparsa per anni. Quando si persero le sue tracce, Prairie era una ragazza fragile e non vedente, al suo ritorno ha riacquistato la vista e sembra venire da un altro mondo. Quei 7 anni di assenza sono il tema di The OA. Durante gli episodi, sarà Prairie stessa a ricostruire la sua storia.

The OA è tutto un mistero, a partire dal titolo.

A tratti si ha l’impressione che la narrazione sia troppo ingenua perché alcune cose vanno proprio come ci si aspetta che vadano, attingendo ai più tradizionali archetipi della fiaba.

A volte si sfiora il ridicolo (in stile Fantaghirò), altre volte vediamo fare scelte totalmente gratuite, eppure c’è qualcosa di geniale, che riesce a tenerti incollato e a chiederti molto spesso cosa diavolo stia succedendo.

Tra i critici serpeggiano paragoni tra Stranger ThingsThe OA: troviamo in entrambe combriccole improbabili di personaggi messi insieme dagli eventi, l’irreale, il mistero, l’incredulità. Ma mentre per Stranger Things riusciamo ad individuare riferimenti alla filmografia più precisi – da Goonies ET l’extraterrestre – ed una evidente estetica anni ’80, con The OA i riferimenti si dissolvono perché sono talmente tanti da essere poco significativi.

Vi consiglio di guardarla senza pregiudizi e di non attaccarvi troppo al finale, su cui sono state costruite teorie eccellenti (SPOILER), in fondo anche Lost ci aveva lasciati con un finale da decifrare. Io l’ho interpretato a modo mio, voi avete fatto altrettanto. E va bene così.

Quello che c'è da sapere.
Direttamente nella tua inbox.
Niente spam, promesso.
Ok, sei dei nostri. Ottima scelta.
Radiohead & Hans Zimmer per un documentario sul mondo sottomarino
Beatlemania in uno scatto
La classifica impossibile dei migliori film con Dustin Hoffman